Avviso di accertamento

Coronavirus, decreto “Cura Italia”: sospesi accertamenti fiscali, cartelle esattoriali, ingiunzioni e rottamazioni.

Condividi questo post:

Il decreto “Cura Italia” approvato dal Governo per fronteggiare Covid19 sospende, fino a maggio 2020, le attività dell’Agenzia delle Entrate, cartelle esattoriali e le rottamazioni.
Sospende accertamenti e ingiunzioni di Comuni, Province e Regioni.

(altro…)

Legge di Stabilità 2016, più lunga la decadenza per gli avvisi di accertamento IRPEF, IRES e IVA

Condividi questo post:
Gli avvisi di accertamento devono essere notificati al contribuente nei termini di decadenza previsti dalla legge. Il termine decadenziale è calcolato facendo riferimento alla data di consegna dell’atto impositivo al destinatario (così Corte Costituzionale, 23 gennaio 2004 n. 28).
Legge di Stabilità 2016, i nuovi termini di decadenza per gli accertamenti IRPEF, IRES e IVA
Con l’entrata in vigore della Legge di Stabilità 2016 si allunga di un anno il termine per l’accertamento I.V.A. e per le imposte sui redditi: il nuovo termine di decadenza per l’Agenzia delle entrate passa infatti dal 31 dicembre del quarto anno successivo a quello di presentazione della dichiarazione al 31 dicembre del quinto anno successivo. Le nuove disposizioni non hanno, evidentemente, efficacia retroattiva. Si applicano a decorrere dall’anno d’imposta 2016 in poi. (altro…)

I termini di decadenza per gli avvisi di accertamento di Agenzia delle Entrate e Comuni.

Condividi questo post:

Gli avvisi di accertamento devono essere notificati al contribuente nei termini di decadenza previsti dalla legge. Il termine decadenziale è calcolato facendo riferimento alla data di consegna dell’atto impositivo al destinatario (così Corte Costituzionale, 23 gennaio 2004 n. 28).

Termini di decadenza per accertamenti relativi ad imposte sui redditi (IRPEF, IRES) ed IVA

I termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sui redditi e i.v.a. sono stati modificati dalla Legge di Stabilità 2016. Per saperne di più: Legge di Stabilità 2016, più lunga la decadenza per gli avvisi di accertamento IRPEF, IRES e IVA.

I termini decadenziali per la notifica di accertamenti, da parte dell’Agenzia delle Entrate, relativi ad imposte dirette e IVA, l’art. 43 del D.P.R. 600/1973 prevede, nei casi di avvenuta presentazione della dichiarazione, il termine del 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata.

Solo per l’ipotesi di omessa dichiarazione il termine decadenziale è quello del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

In presenza di un reato tributario, con denuncia penale ai sensi dell’art. 331 c.p.p., i predetti termini sono raddoppiati. La decorrenza del termine di decadenza raddoppiato per l’accertamento, in detto caso, corrisponde al periodo d’imposta in cui è stata commessa la violazione.
L’unico presupposto per il raddoppio dei termini decadenziali è rappresentato dalla denuncia penale.

Termine di decadenza per accertamenti IRAP

In virtù dell’espresso richiamo compiuto dall’art. 25 del D. Lgs. 446/1997, trovano applicazione, anche per l’accertamento IRAP, i termini già indicati per l’accertamento di imposte sui redditi ed IVA.

Termini di decadenza per accertamenti dell’Imposta di Registro
  1. Per gli atti da registrare in termine fisso ed in caso d’uso, l’imposta di registro deve essere richiesta nel termine di 5 anni decorrenti dal giorno in cui avrebbe dovuto essere chiesta la registrazione;
  2. nel caso di atti aventi ad oggetto beni immobili ed aziende, laddove l’Ufficio ritiene che il valore venale risulti maggiore di quello dichiarato ovvero superiore al corrispettivo pattuito, il termine decadenziale per l’accertamento della maggiore imposta è di due anni dal pagamento dell’imposta proporzionale;
  3. l’imposta deve essere richiesta entro 3 anni decorrenti, per gli atti presentati per la registrazione o registrati per via telematica: dalla richiesta di registrazione, se si tratta di imposta principale; dalla data in cui è stata presentata la denuncia di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta complementare; dalla data di notifica della sentenza della commissione tributaria, ovvero dalla data in cui la stessa è divenuta definitiva, qualora sia stato proposto ricorso avverso l’avviso di liquidazione o di rettifica; dalla data di registrazione dell’atto, in ipotesi di occultazione di corrispettivo; dalla data di registrazione dell’atto, ovvero dalla data di presentazione della denuncia di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta suppletiva.
Termini di decadenza per accertamento dell’imposta sulle successioni e le donazioni

Per l’imposta sulle successioni, l’art. 27 del D.Lgs. n. 346/1990:

  • la liquidazione dell’imposta deve essere notificata entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione di successione o della dichiarazione sostitutiva o integrativa;
  • la rettifica della dichiarazione infedele o incompleta deve essere notificata entro 2 anni dal pagamento dell’imposta principale;
  • in caso di omissione della dichiarazione, l’avviso deve essere notificato entro 5 anni dalla scadenza del termine previsto per la dichiarazione omessa.

L’art. 60 del D.Lgs. n. 346/1990 stabilisce che, per l’imposta sulle donazioni, vale la normativa operante in tema di imposta di registro.

Termine di decadenza per l’accertamento di tributi locali

La legge Finanziaria 2007, legge n. 296/2006 prevede che, a pena di decadenza, la notifica degli avvisi di accertamento avvenga entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione ovvero il versamento avrebbero dovuto effettuarsi.
Il predetto termine decadenziale si applica ai seguenti tributi: IMU, ICI, TOSAP, TARSU, oblazioni per condono edilizio, tributi di scopo, imposta di soggiorno.

 

Cassazione: per gli accertamenti alle imprese la contabilità in nero è prova del maggior reddito.

Condividi questo post:

La “contabilità in nero”, costituita da fogli e quaderni dell’imprenditore è prova del maggior reddito. È quanto statuito dalla Corte di Cassazione in sentenza 21 ottobre 2014 n. 22265.
Il Supremo collegio ha rinviato la causa alla CTR dell’Emilia Romagna una sentenza della CTP di Bologna che ha annullato pretesa a carico del contribuente, sul presupposto che, pur essendo rinvenuta dalla Guardia di Finanza documentazione extra-contabile, questa non poteva assurgere a prova del maggior reddito, costituendo mero indizio.

Ebbene, secondo la Cassazione, l’Agenzia delle Entrate ha ragione nel ritenere che ai sensi dell’articolo 39, comma 1, lett. d) del D.P.R. n. 600 del 1973 non si può escludere la valenza probatoria ex se della documentazione extra-contabile

La contabilità in nero rappresenta un valido elemento indiziario dovendo ricomprendersi, tra le scritture contabili disciplinate dagli articoli 2709 e ss. del codice civile, “tutti i documenti che registrino, in termini quantitativi o monetari, i singoli atti d’impresa, ovvero rappresentino la situazione patrimoniale dell’imprenditore e il risultato economico dell’attività svolta”.

Ne consegue la possibilità, per l’Amministrazione finanziaria, del ricorso all’accertamento induttivo incombendo sul contribuente l’onere di fornire la prova contraria, al fine di contestare l’atto impositivo notificatogli.