Riscossione dei tributi

Prescrizione delle cartelle esattoriali: 5 anni dalla notifica (CTP Padova 913/2015).

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Con un interessante pronunciamento la Commissione Tributaria Provinciale di Padova affronta l’annosa questione della prescrizione dei crediti tributari portati da cartelle di pagamento non impugnate tempestivamente.
Il collegio padoano, con sentenza n. 913 del 30 marzo 2015, prende le distanze dalla giurisprudenza di merito in voga (cfr. CTP di Brindisi 24.1.2012, n. 111 secondo cui “la certella di pagamento non impugnata nei termini di legge, e come tale divenuta definitiva, è soggetta al termine decennale di prescrizione decorrente da quando è stata notificata”).

Nel decidere il giudizio di impugnazione di intimazioni di pagamento afferenti cartelle di pagamento già notificate ai fini Iva ed Irap, ha ritenuto di dare applicazione all’art. 2948, comma 1, n. 4, c.c., relativo al termine di prescrizione breve – quinquennale – previsto per i pagamenti periodici.

La sentenza in commento affronta la tendente equiparazione, compiuta a più riprese dalla giurisprudenza, della cartella di pagamento non impugnata tempestivamente alla sentenza di condanna passata in giudicato.
Un artifizio per ammettere la prescrizione decennale dei crediti fiscali portati da cartelle di pagamento non impugnate che prende le mosse dalla applicazione analogica dell’art. 2953 c.c.

La disposizione appena richiamata così recita:

“I diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni”.

Rileva la Commissione Tributaria Provinciale di Padova che l’articolo 2953 c.c. è norma speciale (cfr. Cassazione civile n. 285/1968). Pertanto non è suscettibile di applicazione analogica.
L’art. 2953 c.c. non può essere applicato analogicamente alla cartella di pagamento non impugnata.
Solo in un caso il credito portato dalla cartella soggiace al termine di prescrizione decennale, ossia allorché sulla pretesa fiscale in cartella intervenga sentenza passata in giudicato.

Va da sé che la cartella di pagamento non è equiparabile alla sentenza. Men che meno la cartella di pagamento non impugnata può essere equiparata alla sentenza di condanna passata in giudicato.

Pertanto, gli importi pretesi dal concessionario della riscossione mediante cartelle di pagamento non impugnate soggiacciono al termine quinquennale di prescrizione decorrente dalla notificazione della cartella medesima.

 

Decreto milleproroghe: nuova rateazione delle cartelle Equitalia entro il 31 luglio 2015

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Con il decreto milleproroghe boccata di ossigeno per i contribuenti già decaduti dai piani di rateazione Equitalia.
E’ stata infatti prevista la possibilità di ottenere un nuovo piano da 72 rate.
Presupposti per l’ammissione ad una nuova dilazione i seguenti:

  1. la decadenza dal precedente piano di rateazione deve essere intervenuta entro il 31 dicembre 2014;
  2. l’istanza di ulteriore rateazione deve essere presentata entro il 31 luglio 2015.
La nuova dilazione non è prorogabile. Il contribuente decade per il mancato pagamento di sole due rate, anche non consecutive. Il che diverge dal regime ordinario per il quale la decadenza si verifica con il mancato pagamento di otto rate complessive.
Il nuovo piano dilatorio non può superare le 72 rate mensili.
L’accesso al beneficio può riguardare solo gli importi iscritti a ruolo in carico presso l’agente della riscossione.
La nuova domanda di rateazione potrà essere inoltrata anche in pendenza di atti esecutivi.
La presentazione della richiesta non permette ad Equitalia di avviare nuove azioni esecutive nei confronti del contribuente.
Nel caso in cui la richiesta di rateazione pervenga al concessionario della riscossione successivamente ad una segnalazione della Pubblica Amministrazione, effettuata ai sensi dell’art. 48-bisdel D.P.R. n. 602/1973, con riferimento ai pagamenti di importo superiore a 10.000 euro, la stessa non potrà essere concessa limitatamente agli importi che ne costituiscono oggetto.

Tributi locali, cos’è l’ingiunzione fiscale.

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L’ingiunzione fiscale è il provvedimento amministrativo col quale viene ordinato al contribuente di pagare, nel termine di 30 giorni dalla notifica, quanto dovuto all’ente creditore.
Si tratta di uno strumento disciplinato dal Regio Decreto n. 639 del 1910. Il Decreto Legislativo n. 446 del 1997 consente il ricorso all’ingiunzione fiscale per l’esazione di tributi da parte di province e comuni.

In realtà l’ingiunzione è procedura utilizzata dagli enti locali non solo per riscuotere tributi (ici, imu, tarsu, tia, tasi, tares, ecc.), ma anche per il recupero di sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada.

In questo articolo ci occuperemo dell’ingiunzione fiscale per la riscossione di tributi locali.

La notifica dell’ingiunzione fiscale

L’ingiunzione fiscale che riguarda tributi locali è notificata a mezzo Ufficiale Giudiziario ovvero a mezzo messi comunali.

Struttura e contenuto dell’ingiunzione fiscale

L’ingiunzione deve contenere l’esposizione chiara dei presupposti della pretesa, al fine di consentire al contribuente l’esatta conoscenza della stessa e garantire l’esatto esercizio del diritto inviolabile alla difesa.
Pertanto deve contenere una motivazione che consenta di conoscere con sufficiente precisione l’ammontare e la causale del pagamento richiesto.

Ingiunzione fiscale titolo esecutivo

L’ingiunzione è, al pari della cartella di pagamento, atto prodromico all’esecuzione forzata.
Ciò significa che, trascorsi 30 giorni senza che il contribuente provvede al pagamento della somma ingiunta, ovvero senza che egli abbia impugnato l’ingiunzione, la medesima assume natura di titolo esecutivo.

L’ente creditore, cioè, può immediatamente procedere ad esecuzione forzata, ossia ricorrere al pignoramento di beni mobili, crediti, immobili.

Cosa fare in caso di notifica di ingiunzione fiscale?

Il contribuente, nei casi di notifica di ingiunzione fiscale può:

  1. effettuare il pagamento;
  2. proporre ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente;
  3. presentare istanza di riesame/autotuela all’ente creditore.
1. effettuare il pagamento

Il pagamento deve essere effettuato entro 30 giorni dalla data di notifica dell’ingiunzione. Tanto al fine di evitare la maturazione di ulteriori interessi moratori.

2. il ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale

Il ricorso deve essere proposto alla Commissione Tributaria Provinciale nei casi di impugnazione di ingiunzione fiscale entro il termine di 60 giorni dalla notifica, allorché riguardi i seguenti tributi:

  • Tarsu, Ici, Tosap, Icp, bollo auto, contributi consortili;
3. istanza di riesame/autotutela all’ente creditore

Per i casi in cui il contribuente reputi che la somma richiesta non sia dovuta può presentare all’ente creditore istanza di autotutela.

In tal caso è opportuno reperire tutta la documentazione a sostegno della propria richiesta.
Ai fini della sospensione immediata della riscossione il contribuente può presentare un’istanza in autotutela corredata dalla documentazione comprovante l’infondatezza della pretesa.

La presentazione dell’istanza di autotutela non sospende i termini per il ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale.

Se l’ente riconosce il proprio errore annulla l’ingiunzione di pagamento.
In detto caso è fondamentale accertarsi che l’ente provveda, tempestivamente, a trasmettere formale liberatoria con la quale comunica l’annullamento dell’ingiunzione.

Diversamente, se l’ente non riconosce l’errore, il contribuente non può che proporre ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale territorialmente competente.
Il ricorso deve essere presentato, a pena di decadenza, entro il termine di 60 giorni dalla data di notificazione dell’ingiunzione fiscale.

 

Cartelle Equitalia, dal 2015 notificate con piani di rateazione precompilati.

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A partire dal 2015 Equitalia notificherà le cartelle di pagamento accompagnandole a piani di rateizzazione precompilati del debito che possono essere concessi in base ai parametri previsti dalla legge.
Il contribuente potrà scegliere di saldare in un’unica soluzione oppure aderire al piano di pagamento più adatto alle proprie esigenze e disponibilità economiche.

In questo modo il contribuente non dovrà più recarsi allo sportello o simulare il piano di ammortamento dal portale di Equitalia, bensì potrà avere a disposizione tutti gli elementi per decidere come pagare contestualmente alla cartella di pagamento.

Occupiamoci, pertanto, di una brevissima ricognizione delle modalità di rateizzazione concedibili.

E’ possibile ottenere un piano di rateizzazione ordinario, 72 rate, oppure un piano straordinario fino a 120 rate. L’importo minimo di ciascuna rata non può essere inferiore di € 100,00.
I piani sono alternativi: in caso di mancata concessione della dilazione straordinaria, si può chiedere quella ordinaria.
L’accesso alla dilazione mette al riparo il contribuente da eventuali azioni cautelari o esecutive (fermi amministrativi, ipoteche, pignoramenti).

Piano di rateizzazione ordinario, 72 rate.
Per i debiti di importo non superiore a € 50.000 il piano di rateizzazione può essere richiesto semplicemente depositato l’apposito modulo presso lo sportello Equitalia di riferimento.
Per importi eccedenti € 50.000, invece, occorre allegare documenti che dimostrino lo stato di difficoltà economica del richiedente.

Piano di rateizzazione straordinario, 120 rate.
E’ concedibile nei casi di grave e comprovata situazione di difficoltà legata alla congiuntura economica, estranea alla propria responsabilità.

Tutti i piani di rateizzazione possono essere prorogati per una sola volta. E’ possibile richiedere una proroga ordinaria, ossia ulteriori 72 rate oppure una proroga straordinaria, comunque non superiore a 120 rate.
Si decade dal beneficio della rateazione in caso di mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive.

Proroga rateizzazione cartelle Equitalia. Come funziona.

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Con l’entrata in vigore dell’articolo 11 bis, decreto legge n. 66/2014 (cosiddetto “decreto IRPEF”), convertito con modifiche in legge n. 89/2014 è possibile rinegoziare i piani di rateizzazione delle cartelle Equitalia.
La disposizione è rivolta solo ed esclusivamente a coloro che, alla data del 22 giugno 2013 siano già decaduti da un piano di rateizzazione precedentemente concesso da Equitalia.

Si ha decadenza ogniqualvolta il contribuente – che abbia già usufruito di una rateizzazione – non abbia provveduto al pagamento di almeno 8 rate anche non consecutive. La decadenza opera automaticamente!
Come già detto, al fine di godere del beneficio previsto dalla nuova norma, occorre che detta decadenza si sia già verificata alla data del 22 giugno 2013.

Grazie alla nuova norma il contribuente decaduto da una precedente rateizzazione potrà negoziare una nuova dilazione di pagamento per un massimo di 72 rate mensili di importo minimo pari ad € 100. Tuttavia, una volta ottenuto il nuovo piano di rientro, il contribuente decadrà dal beneficio per il mancato pagamento di sole 2 rate anche non consecutive.

Per beneficiare della proroga dei piani di rientro occorre presentare ad Equitalia (a mezzo raccomandata oppure mediante consegna a mani) apposito modulo entro e non oltre il giorno 31 luglio 2014.

Documenti da scaricare

Per tutte le altre ipotesi di dilazione concedibili da Equitalia rivolte a coloro che non abbiano mai fatto richiesta di rateizzazione invito alla lettura di un mio precedente articolo dedicato al sistema ordinario di dilazione delle cartelle previsto fino ad un massimo di 120 rate mensili.