Equitalia

Rottamazione cartelle esattoriali Equitalia: domanda, modalità di pagamento, effetti su prescrizioni e pignoramenti.

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Rottamazione cartelle esattoriali 2000-2015, presupposti e modalità di accesso.

Il decreto legge n. 193 del 22 ottobre 2016 (pubblicato in G.U. n. 249 del 24.10.2016) è in vigore dal 25.10.2016.
L’art. 6 consente la definizione agevolata delle cartelle esattoriali, non solo notificate da Equitalia, bensì rese da tutti gli agenti della riscossione. Sono dunque agevolabili anche i carichi gestiti da concessionari della riscossione per conto degli enti locali.
Sarà possibile pagare le sole imposte e contributi, depurate sanzioni e gli interessi di mora. Restano da pagare l’aggio per il concessionario della riscossione e le spese di notifica delle cartelle.
Quanto alle multe stradali, la sanatoria è circoscritta ai soli interessi e maggiorazioni per tardato pagamento.
La misura si applica ai carichi iscritti, ed affidati agli agenti della riscossione negli anni dal 2000 al 2015. (altro…)

Come impugnare la cartella Equitalia non notificata al contribuente.

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Il contribuente può impugnare la cartella di pagamento della quale sia venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta da Equitalia.
Il principio generale del processo tributario per cui i vizi di un atto non notificato possono farsi valere mediante impugnazione del primo atto successivo notificato, non ha portata assoluta.
L’invalidità dell’atto anteriore non notificato, nella specie ruolo e cartella di pagamento, può essere fatta valere anche prima ossia nel caso in cui il contribuente abbia conoscenza di una cartella di pagamento mediante estratto di ruolo da egli richiesto.
Così statuisce la Corte di Cassazione, con sentenza n.19704/2015 resa a Sezioni Unite il 2 ottobre 2015.

Nell’esprimere il principio di diritto appena sintetizzato, la Suprema Corte ha, in premessa, ritenuto doveroso chiarire la differenza non solo lessicale bensì tecnica tra “ruolo” esattorale ed “estratto di ruolo“. (altro…)

Pignoramento di stipendi e pensioni 2015, le nuove regole introdotte dal Decreto Giustizia.

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Con l’entrata in vigore del decreto legge 27 giugno 2015 (cd. Decreto Giustizia) sono stati introdotti nuovi limiti alla pignorabilità di pensioni, stipendi ed altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego.
Le disposizioni del decreto legge, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2015, hanno immediata applicazione. Sono perciò applicabili anche alle procedure esecutive pendenti.

E’ stato integrato con due nuovi commi l’art. 545 c.p.c. che disciplina i limiti alla pignorabilità di pensioni e stipendi per i casi di espropriazione di crediti e beni presso terzi.
Si tratta cioè della procedura esecutiva mediante la quale il creditore chiede al terzo, a sua volta debitore del debitore esecutato, l’ammontare di somme eventualmente dal terzo dovute a titolo di pensione o di stipendio, ottenendo dal Giudice dell’Esecuzione un provvedimento di  assegnazione immediata di detti importi per la soddisfazione delle proprie pretese.

Seguono nuovi limiti al pignoramento di stipendi e pensioni introdotti dal decreto legge 27 giugno 2015.

In maniera non tecnica ma utile alla presente esposizione distinguiamo i casi in cui il terzo pignorato sia il soggetto pagatore (ad esempio I.N.P.S., ovvero il datore di lavoro) oppure la Banca presso cui il debitore tiene il conto corrente sul quale lo stipendio o la pensione è accreditato.

Pignoramento di stipendi e pensioni notificato direttamente al soggetto pagatore (I.N.P.S., datore di lavoro)

Ebbene, nel caso di pignoramento in cui il terzo pignorato sia il soggetto pagatore (ad esempio I.N.P.S.), la pensione ovvero le indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, possono essere pignorati per l’importo superiore alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. Ossia solo l’importo superiore ad € 672,78.
L’eccedenza di detto valore, può essere pignorata, in linea di principio, nella misura di un quinto.

Qualora il pignoramento riguardi lo stipendio ed il terzo pignorato sia direttamente il datore di lavoro, è pignorabile la misura di un quinto.

Pignoramento di stipendi e pensioni accreditati su conto corrente bancario o postale

Diverso il discorso per il caso di pignoramento di stipendi e pensioni accreditati su conto corrente bancario o postale intestato al debitore.
In questa ipotesi occorre un’ulteriore distinzione.
L’ammontare dell’importo oltre i quali pensioni e stipendi sono pignorabili è diversa a seconda che l’accredito avvenga anteriormente, contemporaneamente o successivamente alla notifica del pignoramento.

Se l’accredito della pensione o dello stipendio è anteriore alla notifica del pignoramento, è pignorabile l’importo eccedente il triplo mensile dell’assegno sociale, ossia oltre € 1.345,56. L’eccedenza è pignorabile nella misura di un quinto.

Se l’accredito della pensione è successivo alla notifica del pignoramento, trova applicazione quanto precedentemente spiegato per il pignoramento di pensioni. E’ pertanto pignorabile la pensione solo per l’eccedenza del minimo mensile dell’assegno sociale aumentato della metà, € 672,78. Detta eccedenza è pignorabile nella misura di un quinto. Quanto allo stipendio, invece, è pignorabile, in linea generale, nel limite di un quinto.

Come detto le disposizioni del decreto legge n. 83/2015, nella parte relativa alla pignorabilità di pensioni trovano applicazione immediata.
Pertanto sono applicabili nelle procedure esecutive in cui alla data del 27 giugno 2015 non siano decorsi i termini per l’opposizione al provvedimento di assegnazione reso dal Giudice dell’Esecuzione e col quale la procedura esecutiva si considera chiusa.

Se alla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni il termine per l’opposizione non è spirato il debitore può ricorrere al Giudice dell’Esecuzione al fine di ottenere la rideterminazione degli importi assegnati secondo la nuova disciplina.

Pignoramenti Equitalia

Le norme appena introdotte, naturalmente, non possono non riguardare anche i pignoramenti notificati ad istanza di Equitalia.
Pare di comprendere che Equitalia, al pari di ogni altro creditore, dovrà allinearsi alle misure introdotte circa i limiti di pignorabilità.
Non si dimentichino, inoltre, i limiti appositamente introdotti con rfiermento agli accrediti a seconda dell’ammontare degli stessi:

  • per accrediti fino a 2.500 euro, il pignoramento potrà essere di 1/10 di tale importo;
  • per accrediti da 2.5001 euro fino a 5.000 euro, il pignoramento potrà essere di 1/7 di tale importo;
  • per accrediti da 5.001 euro in poi, il pignoramento potrà essere di 1/5 di tale importo.

Prescrizione delle cartelle esattoriali: 5 anni dalla notifica (CTP Padova 913/2015).

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Con un interessante pronunciamento la Commissione Tributaria Provinciale di Padova affronta l’annosa questione della prescrizione dei crediti tributari portati da cartelle di pagamento non impugnate tempestivamente.
Il collegio padoano, con sentenza n. 913 del 30 marzo 2015, prende le distanze dalla giurisprudenza di merito in voga (cfr. CTP di Brindisi 24.1.2012, n. 111 secondo cui “la certella di pagamento non impugnata nei termini di legge, e come tale divenuta definitiva, è soggetta al termine decennale di prescrizione decorrente da quando è stata notificata”).

Nel decidere il giudizio di impugnazione di intimazioni di pagamento afferenti cartelle di pagamento già notificate ai fini Iva ed Irap, ha ritenuto di dare applicazione all’art. 2948, comma 1, n. 4, c.c., relativo al termine di prescrizione breve – quinquennale – previsto per i pagamenti periodici.

La sentenza in commento affronta la tendente equiparazione, compiuta a più riprese dalla giurisprudenza, della cartella di pagamento non impugnata tempestivamente alla sentenza di condanna passata in giudicato.
Un artifizio per ammettere la prescrizione decennale dei crediti fiscali portati da cartelle di pagamento non impugnate che prende le mosse dalla applicazione analogica dell’art. 2953 c.c.

La disposizione appena richiamata così recita:

“I diritti per i quali la legge stabilisce una prescrizione più breve di dieci anni, quando riguardo ad essi è intervenuta sentenza di condanna passata in giudicato, si prescrivono con il decorso di dieci anni”.

Rileva la Commissione Tributaria Provinciale di Padova che l’articolo 2953 c.c. è norma speciale (cfr. Cassazione civile n. 285/1968). Pertanto non è suscettibile di applicazione analogica.
L’art. 2953 c.c. non può essere applicato analogicamente alla cartella di pagamento non impugnata.
Solo in un caso il credito portato dalla cartella soggiace al termine di prescrizione decennale, ossia allorché sulla pretesa fiscale in cartella intervenga sentenza passata in giudicato.

Va da sé che la cartella di pagamento non è equiparabile alla sentenza. Men che meno la cartella di pagamento non impugnata può essere equiparata alla sentenza di condanna passata in giudicato.

Pertanto, gli importi pretesi dal concessionario della riscossione mediante cartelle di pagamento non impugnate soggiacciono al termine quinquennale di prescrizione decorrente dalla notificazione della cartella medesima.

 

Decreto milleproroghe: nuova rateazione delle cartelle Equitalia entro il 31 luglio 2015

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Con il decreto milleproroghe boccata di ossigeno per i contribuenti già decaduti dai piani di rateazione Equitalia.
E’ stata infatti prevista la possibilità di ottenere un nuovo piano da 72 rate.
Presupposti per l’ammissione ad una nuova dilazione i seguenti:

  1. la decadenza dal precedente piano di rateazione deve essere intervenuta entro il 31 dicembre 2014;
  2. l’istanza di ulteriore rateazione deve essere presentata entro il 31 luglio 2015.
La nuova dilazione non è prorogabile. Il contribuente decade per il mancato pagamento di sole due rate, anche non consecutive. Il che diverge dal regime ordinario per il quale la decadenza si verifica con il mancato pagamento di otto rate complessive.
Il nuovo piano dilatorio non può superare le 72 rate mensili.
L’accesso al beneficio può riguardare solo gli importi iscritti a ruolo in carico presso l’agente della riscossione.
La nuova domanda di rateazione potrà essere inoltrata anche in pendenza di atti esecutivi.
La presentazione della richiesta non permette ad Equitalia di avviare nuove azioni esecutive nei confronti del contribuente.
Nel caso in cui la richiesta di rateazione pervenga al concessionario della riscossione successivamente ad una segnalazione della Pubblica Amministrazione, effettuata ai sensi dell’art. 48-bisdel D.P.R. n. 602/1973, con riferimento ai pagamenti di importo superiore a 10.000 euro, la stessa non potrà essere concessa limitatamente agli importi che ne costituiscono oggetto.