Tributi locali

Tributi locali: mediazione tributaria obbligatoria per ricorsi di valore inferiore a € 20.000

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La riforma del processo tributario (Decreto Legislativo 24 settembre 2015, n. 156) introduce l’obbligo del procedimento di mediazione/reclamo per tute le controversie riguardanti l’accertamento, il rimborso nonché la riscossione di tributi di spettanza degli enti locali (tra gli altri, Comuni).
Il procedimento di mediazione/reclamo riguarda i ricorsi notificati a decorrere dal 1 gennaio 2016 riguardanti controversie di valore inferiore a € 20.000 [1].

Che cos’è il procedimento di reclamo/mediazione?

L’istituto del reclamo/mediazione consente all’ente locale l’esame preventivo del ricorso al fine di valutarne la fondatezza e verificare la legittimità della pretesa tributaria.
In questo modo il contribuente può evitare, anche per mezzo del raggiungimento di un accordo con il Comune, che la controversia instaurata con la notifica del ricorso, prosegua dinanzi al giudice tributario.

Presupposti di attivazione del procedimento di reclamo/mediazione

Come già anticipato il procedimento di reclamo/mediazione riguarda l’impugnazione degli accertamenti di tributi spettanti agli enti locali, nonché le controversie riguardanti i rimborsi di tali tributi.
Inoltre il reclamo/mediazione è obbligatorio per l’impugnazione di atti della riscossione notificati da Equitalia (cartelle di pagamento) ovvero per l’impugnazione di atti della riscossione ad istanza dei concessionari della riscossione privati per conto dei Comuni (ingiunzione fiscale).
E’ necessario che il valore della pretesa fiscale non superi l’importo di € 20.000. (altro…)

Nulle le ingiunzioni fiscali notificate da So.ge.t. S.p.A. nel 2015

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La Commissione Tributaria Provinciale di Salerno – sezione X – ha dichiarato l’inesistenza delle ingiunzioni fiscali notificate da So.ge.t. S.p.A. nell’interesse del Comune nel corso del 2015. I giudici tributari hanno ritenuto la società di riscossione del tutto carente di potere giacché il contratto di affidamento del servizio è cessato al 31 dicembre 2014.
In altre parole l’intera attività di riscossione compiuta da So.ge.t. S.p.A. nel corso del 2015 può dirsi, per i giudici tributari salernitani, svolta da soggetto privo di qualunque legittimazione. Ne deriva, nel caso specifico, l’inesistenza dell’ingiunzione fiscale impugnata.

La vicenda

Un contribuente ha impugnato dinanzi alla c.t.p. di Salerno l’ingiunzione fiscale notificatale nel febbraio 2015 per conto del Comune, recante intimazione al pagamento degli importi da quest’ultimo pretesi in virtù di una serie di accertamenti i.c.i.

(altro…)

ICI, il ricorso avverso l’ingiunzione fiscale va proposto alla Commissione Tributaria.

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In materia di imposta comunale sugli immobili (ICI), da qualificarsi come tributo e non come entrata patrimoniale pubblica extratributaria, la controversia promossa dal contribuente avverso l’ingiunzione fiscale notificata dal Comune in pendenza è assimilabile alla controversia avente ad oggetto l’impugnazione del ruolo. Ne consegue che la decisione sull’impugnazione dell’ingiunzione fiscale spetta al giudice tributario.
A stabilirlo è la Corte di Cassazione, sez. Unite Civili – sentenza n. 29/16.

La controversia in materia di ICI è attribuita al giudice tributario.
Le Sezioni Unite hanno affermato che, in materia di opposizione all’ingiunzione per la riscossione di entrate patrimoniali dello Stato, il R.D. n. 639 del 1910 che disciplina l’ingiunzione, non deroga alle norme regolatrici della giurisdizione. (altro…)

I termini di decadenza per gli avvisi di accertamento di Agenzia delle Entrate e Comuni.

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Gli avvisi di accertamento devono essere notificati al contribuente nei termini di decadenza previsti dalla legge. Il termine decadenziale è calcolato facendo riferimento alla data di consegna dell’atto impositivo al destinatario (così Corte Costituzionale, 23 gennaio 2004 n. 28).

Termini di decadenza per accertamenti relativi ad imposte sui redditi (IRPEF, IRES) ed IVA

I termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sui redditi e i.v.a. sono stati modificati dalla Legge di Stabilità 2016. Per saperne di più: Legge di Stabilità 2016, più lunga la decadenza per gli avvisi di accertamento IRPEF, IRES e IVA.

I termini decadenziali per la notifica di accertamenti, da parte dell’Agenzia delle Entrate, relativi ad imposte dirette e IVA, l’art. 43 del D.P.R. 600/1973 prevede, nei casi di avvenuta presentazione della dichiarazione, il termine del 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata.

Solo per l’ipotesi di omessa dichiarazione il termine decadenziale è quello del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

In presenza di un reato tributario, con denuncia penale ai sensi dell’art. 331 c.p.p., i predetti termini sono raddoppiati. La decorrenza del termine di decadenza raddoppiato per l’accertamento, in detto caso, corrisponde al periodo d’imposta in cui è stata commessa la violazione.
L’unico presupposto per il raddoppio dei termini decadenziali è rappresentato dalla denuncia penale.

Termine di decadenza per accertamenti IRAP

In virtù dell’espresso richiamo compiuto dall’art. 25 del D. Lgs. 446/1997, trovano applicazione, anche per l’accertamento IRAP, i termini già indicati per l’accertamento di imposte sui redditi ed IVA.

Termini di decadenza per accertamenti dell’Imposta di Registro
  1. Per gli atti da registrare in termine fisso ed in caso d’uso, l’imposta di registro deve essere richiesta nel termine di 5 anni decorrenti dal giorno in cui avrebbe dovuto essere chiesta la registrazione;
  2. nel caso di atti aventi ad oggetto beni immobili ed aziende, laddove l’Ufficio ritiene che il valore venale risulti maggiore di quello dichiarato ovvero superiore al corrispettivo pattuito, il termine decadenziale per l’accertamento della maggiore imposta è di due anni dal pagamento dell’imposta proporzionale;
  3. l’imposta deve essere richiesta entro 3 anni decorrenti, per gli atti presentati per la registrazione o registrati per via telematica: dalla richiesta di registrazione, se si tratta di imposta principale; dalla data in cui è stata presentata la denuncia di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta complementare; dalla data di notifica della sentenza della commissione tributaria, ovvero dalla data in cui la stessa è divenuta definitiva, qualora sia stato proposto ricorso avverso l’avviso di liquidazione o di rettifica; dalla data di registrazione dell’atto, in ipotesi di occultazione di corrispettivo; dalla data di registrazione dell’atto, ovvero dalla data di presentazione della denuncia di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta suppletiva.
Termini di decadenza per accertamento dell’imposta sulle successioni e le donazioni

Per l’imposta sulle successioni, l’art. 27 del D.Lgs. n. 346/1990:

  • la liquidazione dell’imposta deve essere notificata entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione di successione o della dichiarazione sostitutiva o integrativa;
  • la rettifica della dichiarazione infedele o incompleta deve essere notificata entro 2 anni dal pagamento dell’imposta principale;
  • in caso di omissione della dichiarazione, l’avviso deve essere notificato entro 5 anni dalla scadenza del termine previsto per la dichiarazione omessa.

L’art. 60 del D.Lgs. n. 346/1990 stabilisce che, per l’imposta sulle donazioni, vale la normativa operante in tema di imposta di registro.

Termine di decadenza per l’accertamento di tributi locali

La legge Finanziaria 2007, legge n. 296/2006 prevede che, a pena di decadenza, la notifica degli avvisi di accertamento avvenga entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione ovvero il versamento avrebbero dovuto effettuarsi.
Il predetto termine decadenziale si applica ai seguenti tributi: IMU, ICI, TOSAP, TARSU, oblazioni per condono edilizio, tributi di scopo, imposta di soggiorno.

 

Tributi locali, cos’è l’ingiunzione fiscale.

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L’ingiunzione fiscale è il provvedimento amministrativo col quale viene ordinato al contribuente di pagare, nel termine di 30 giorni dalla notifica, quanto dovuto all’ente creditore.
Si tratta di uno strumento disciplinato dal Regio Decreto n. 639 del 1910. Il Decreto Legislativo n. 446 del 1997 consente il ricorso all’ingiunzione fiscale per l’esazione di tributi da parte di province e comuni.

In realtà l’ingiunzione è procedura utilizzata dagli enti locali non solo per riscuotere tributi (ici, imu, tarsu, tia, tasi, tares, ecc.), ma anche per il recupero di sanzioni amministrative per violazioni del Codice della Strada.

In questo articolo ci occuperemo dell’ingiunzione fiscale per la riscossione di tributi locali.

La notifica dell’ingiunzione fiscale

L’ingiunzione fiscale che riguarda tributi locali è notificata a mezzo Ufficiale Giudiziario ovvero a mezzo messi comunali.

Struttura e contenuto dell’ingiunzione fiscale

L’ingiunzione deve contenere l’esposizione chiara dei presupposti della pretesa, al fine di consentire al contribuente l’esatta conoscenza della stessa e garantire l’esatto esercizio del diritto inviolabile alla difesa.
Pertanto deve contenere una motivazione che consenta di conoscere con sufficiente precisione l’ammontare e la causale del pagamento richiesto.

Ingiunzione fiscale titolo esecutivo

L’ingiunzione è, al pari della cartella di pagamento, atto prodromico all’esecuzione forzata.
Ciò significa che, trascorsi 30 giorni senza che il contribuente provvede al pagamento della somma ingiunta, ovvero senza che egli abbia impugnato l’ingiunzione, la medesima assume natura di titolo esecutivo.

L’ente creditore, cioè, può immediatamente procedere ad esecuzione forzata, ossia ricorrere al pignoramento di beni mobili, crediti, immobili.

Cosa fare in caso di notifica di ingiunzione fiscale?

Il contribuente, nei casi di notifica di ingiunzione fiscale può:

  1. effettuare il pagamento;
  2. proporre ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale competente;
  3. presentare istanza di riesame/autotuela all’ente creditore.
1. effettuare il pagamento

Il pagamento deve essere effettuato entro 30 giorni dalla data di notifica dell’ingiunzione. Tanto al fine di evitare la maturazione di ulteriori interessi moratori.

2. il ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale

Il ricorso deve essere proposto alla Commissione Tributaria Provinciale nei casi di impugnazione di ingiunzione fiscale entro il termine di 60 giorni dalla notifica, allorché riguardi i seguenti tributi:

  • Tarsu, Ici, Tosap, Icp, bollo auto, contributi consortili;
3. istanza di riesame/autotutela all’ente creditore

Per i casi in cui il contribuente reputi che la somma richiesta non sia dovuta può presentare all’ente creditore istanza di autotutela.

In tal caso è opportuno reperire tutta la documentazione a sostegno della propria richiesta.
Ai fini della sospensione immediata della riscossione il contribuente può presentare un’istanza in autotutela corredata dalla documentazione comprovante l’infondatezza della pretesa.

La presentazione dell’istanza di autotutela non sospende i termini per il ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale.

Se l’ente riconosce il proprio errore annulla l’ingiunzione di pagamento.
In detto caso è fondamentale accertarsi che l’ente provveda, tempestivamente, a trasmettere formale liberatoria con la quale comunica l’annullamento dell’ingiunzione.

Diversamente, se l’ente non riconosce l’errore, il contribuente non può che proporre ricorso alla Commissione Tributaria Provinciale territorialmente competente.
Il ricorso deve essere presentato, a pena di decadenza, entro il termine di 60 giorni dalla data di notificazione dell’ingiunzione fiscale.