P.M.I., le procedure di allerta: cosa sono e come funzionano spiegato agli imprenditori.

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Il 10 gennaio 2019 il Consiglio dei Ministri ha approvato il Codice della Crisi d’Impresa. La riforma entrerà in vigore soltanto 18 mesi dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale del decreto. La novità di primario interesse per le P.M.I. è l’introduzione delle procedure di allerta.

Nello spirito della nuova disciplina della crisi di impresa, le procedure di allerta rappresentano meccanismi che servirebbero a fare emergere, in anticipo, i segnali della crisi aziendale per agevolare le trattative con i creditori e favorire la gestione controllata della crisi.

I meccanismi di allerta disciplinati dal Codice della Crisi d’Impresa impongono in primis all’imprenditore un monitoraggio continuo dello stato di salute dell’azienda, teso a verificare l’esistenza degli eventuali segnali di crisi ed imponendogli di adottare efficaci iniziative per prevenire la crisi e superarla.

Le procedure di allerta attribuiscono poi un ruolo centrale agli organi di vigilanza e controllo (Collegio Sindacale, società di revisione, ecc.), ai quali è demandata l’attività di analisi interna delle condizioni patrimoniali e finanziarie dell’impresa più pregnante rispetto al passato, non più limitata alla semplice registrazione di accadimenti aziendali.

Ma tali procedure, come si vedrà, possono essere attivate anche su impulso di soggetti esterni all’impresa ossia l’Agenzia delle Entrate, l’INPS e l’Agente della Riscossione quanto l’impresa abbia maturato, nei loro confronti, esposizioni debitorie rilevanti.

Dunque, approfittando del tempo a disposizione prima dell’entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa, con questo articolo cercherò di fornire all’imprenditore, nel modo più semplice possibile e distante dai tecnicismi giuridici, i primi elementi necessari per conoscere queste procedure.

Il sintetico contributo permetterà di apprendere quali saranno gli indicatori che, la normativa, imporrà di considerare precursori della crisi dell’impresa e, dunque, delle procedure di allerta.

La breve disamina illustra anche gli strumenti che il Codice della Crisi d’Impresa mette a disposizione dell’imprenditore per evitare l’innesco delle procedure di allerta.

Quali imprese interessano le procedure di allerta?

La lettura dell’art. 12 comma 4° del testo approvato dal Consiglio dei Ministri dispone che, le procedure di allerta, si riferiscono a tutte le imprese, incluse le imprese agricole, le start-up e P.M.I. innovative con esclusione delle grandi imprese, i gruppi di rilevante dimensione e le società per azioni quotate in mercati regolamentati.

Presupposti delle procedure di allerta

L’allerta si innesca quando si registrano squilibri di carattere reddituale, patrimoniale, finanziario.

La valutazione di tali squilibri dev’essere compiuta tenendo conto dei seguenti parametri:

  1. caratteristiche dell’impresa;
  2. caratteristiche dell’attività svolta dall’impresa;
  3. data di costituzione dell’impresa;
  4. inizio effettivo dell’attività.

Gli indici di crisi dell’impresa definiti dal C.N.D.C.E.C. per l’attivazione dell’allerta

Il Codice della Crisi d’Impresa prevede poi la definizione di indici di crisi che saranno elaborati dal Consiglio Nazionale dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili e aggiornati con cadenza triennale, riferiti a ciascun tipo di attività economica, necessari per valutare le situazioni di crisi e attivare l’allerta.

Sempre il C.N.D.C.E.C. è poi incaricato di definire specifici indici riferiti a start-up e P.M.I. innovative, imprese costituite da meno di 2 anni e società in liquidazione.

Gli indici della crisi così definiti costituiranno i principali strumenti di valutazione della crisi. Detta valutazione presupporrà un’indagine sulla sostenibilità economica dei debiti aziendali nell’arco di almeno 6 mesi, e sulle prospettive di continuità aziendale nell’esercizio in corso.

L’art. 13 comma 1° del Codice identifica anche taluni indici “normativi” da tenere in considerazione in sede di monitoraggio e ricavabili dal bilancio, ossia:

  1. rapporto tra flusso di cassa e attivo;
  2. rapporto tra patrimonio netto e passivo;
  3. rapporto tra oneri finanziari e ricavi.

In cosa consistono i meccanismi di allerta?

Sostanzialmente il Codice inquadra l’allerta come una segnalazione obbligatoria, di origine interna oppure esterna all’azienda, ad un Organismo di Composizione della Crisi d’Impresa (O.C.R.I, di cui parlerò più approfonditamente in un articolo dedicato successivamente) allorché, sulla base dei parametri finora riferiti, si manifesti la crisi dell’impresa.

Segnatamente per stato di crisi il Codice intende una situazione di difficoltà economico – finanziaria che si manifesta come inadeguatezza dei flussi di cassa prospettici a fare fronte regolarmente alle obbligazioni pianificate dall’impresa.

L’allerta interna (art. 14 del Codice delle Crisi d’Impresa)

Il Codice incarica innanzitutto gli organi di controllo societari, il revisore contabile e le società di revisione di verificare che, l’organi amministrativo, valuti “costantemente” che:

  1. l’assetto organizzativo dell’impresa è adeguato;
  2. vi sia equilibrio economico e finanziario;
  3. il prevedibile andamento della gestione.

Tali organi devono trasmettere una formale comunicazione all’organo amministrativo allorché emergono segnali di crisi.

In tal caso, è fissato a quest’ultimo organo un termine massimo di 30 giorni entro cui deve riferire in ordine alle soluzioni individuate e alle iniziative intraprese.

Solo in caso di omessa o inadeguata risposta, ovvero mancata adozione delle misure ritenute necessarie per superare lo stato di crisi nei successivi 60 giorni, gli organi di controllo sono tenuti a informare l’OCRI della crisi, per consentire di dare corso alle procedure di composizione controllata della crisi dell’impresa.

L’allerta esterna (art. 15 del Codice delle Crisi d’Impresa)

Il Codice prevede poi l’obbligo dell’allerta anche a carico di soggetti pubblici, dunque esterni all’azienda, allorché si manifesti un’esposizione, a carico dell’impresa, di “importo rilevante”.

Gli obblighi di allerta, dunque di segnalazione all’O.C.R.I. sono posti a carico dei seguenti soggetti pubblici:

  1. Agenzia delle Entrate;
  2. Istituto Nazionale della Previdenza Sociale;
  3. Agenti della Riscossione.
L’esposizione di importo rilevante nei confronti dell’Agenzia delle Entrate

L’esposizione nei confronti dell’Agenzia delle Entrate si considera rilevante quando, l’ammontare totale del debito scaduto e non versato per l’imposta sul valore aggiunto, risultante dalla comunicazione della liquidazione periodica sia pari ad almeno il 30% del volume di affari del medesimo periodo e, comunque:

  1. maggiore o uguale a € 25.000,00 per volume d’affari, risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente fino € 2.000.000,00;
  2. maggiore o uguale a € 50.000 per volume d’affari, risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente fino a € 10.000.000,00;
  3. maggiore o uguale a € 100.000,00 per volume d’affari, risultante dalla dichiarazione modello IVA relativa all’anno precedente oltre € 10.000.000,00.
L’esposizione di importo rilevante nei confronti dell’INPS

Si ha esposizione rilevante nei confronti dell’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale quando l’impresa è in ritardo, di oltre 6 mesi, nel versamento di contributi previdenziali in misura uguale o maggiore al 50% di quelli dovuti per l’anno precedente, comunque di un importo superiore a € 50.000,00.

L’esposizione di importo rilevante nei confronti dell’Agente della Riscossione

Per l’Agente della Riscossione, si ha esposizione rilevante quando, la sommatoria dei crediti affidati per la riscossione dopo la data di entrata in vigore del Codice della Crisi d’Impresa, autodichiarati o definitivamente accertati e scaduti da oltre 90 giorni superi, per le imprese individuali, la soglia di euro 500.000,00 e, per le imprese collettive, la soglia di euro 1.000.000,00.

Come evitare l’allerta su impulso dell’Agenzia delle Entrate, INPS e Agente della Riscossione

Al manifestarsi di un’esposizione rilevante, tali soggetti pubblici, ne informano l’imprenditore invitandolo a regolarizzare l’esposizione nel termine di 90 giorni sotto pena di effettuarne segnalazione all’O.C.R.I.

Dunque, nel termine predetto, l’imprenditore può evitare la segnalazione provvedendo:

  1. estinguere il proprio debito;
  2. regolarizzare il debito.

In ogni caso, l’imprenditore può nel medesimo termine presentare istanza di composizione assistita della crisi o domanda per l’accesso ad una procedura di regolazione della crisi e dell’insolvenza.

I suddetti creditori pubblici non procedono ad alcuna segnalazione se, il debitore, documenta di essere titolare di crediti di imposta o di altri crediti verso pubbliche amministrazioni risultanti dalla piattaforma per la gestione telematica del rilascio delle certificazioni, predisposta dal Ministero dell’economia e delle finanze ai sensi dell’articolo 4 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 25 giugno 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 2 luglio 2012, n. 152, e dell’articolo 3 del decreto del Ministro dell’economia e delle finanze 22 maggio 2012, pubblicato nella Gazzetta Ufficiale 21 giugno 2012, n. 143, per un ammontare complessivo uguale o maggiore del 50% del debito verso il creditore pubblico qualificato.