Come l’Intelligenza Artificiale cambia l’accesso al credito bancario per le PMI.

Circa l’80% dei principali gruppi bancari italiani sta già utilizzando l’Intelligenza Artificiale per valutare il merito creditizio di imprese e cittadini. Il tradizionale colloquio con il direttore di filiale sta lasciando il posto a un verdetto automatizzato, emesso da algoritmi predittivi che analizzano non solo i dati contabili classici, ma anche una galassia di Alternative Data digitali.

Ma cosa succede se l’algoritmo sbaglia oppure compie delle valutazioni ingiuste?
Cosa accade se l’algoritmo entra in una fase di “deriva” (Model Drift) a causa dei mutamenti improvvisi del mercato?

Come consulente per lo sviluppo e la continuità d’impresa, mi sono posto una domanda precisa: quali tutele legali hanno oggi gli imprenditori di fronte all’opacità dei sistemi di credit scoring?

La risposta a questo interrogativo è il cuore del mio ultimo scritto, intitolato “Merito creditizio e Intelligenza artificiale: quando l’algoritmo nega l’accesso al credito e il diritto alla spiegabilità della decisione algoritmica”, pubblicato nel fascicolo del 2/2026 della prestigiosa rivista giuridica Diritto del Risparmio.

Nel breve contributo analizzo come il nuovo AI Act (Regolamento UE 2024/1689), coordinandosi col Regolamento Privacy (GDPR) e il Testo Unico Bancario, introduca uno strumento di tutela impostante per imprese e cittadini: il diritto alla spiegazione individualizzata. Nell’approfondimento provo a individuare 4 pilastri informativi che ogni istituto di credito deve rendere conoscibili al cliente qualora l’algoritmo intervenga erroneamente o ingiustamente nella valutazione del credito:

  • l’identità del sistema: quale specifico algoritmo ti sta giudicando?
  • la qualità dei dati: con quali informazioni è stato addestrato il software?
  • il rispetto delle istruzioni d’uso: la banca sta usando lo strumento entro i limiti di sicurezza previsti dal costruttore?
  • la logica della decisione: il diritto di ricevere una motivazione chiara, economica e giuridica, e non una formula matematica imperscrutabile, per poter attivare un riesame umano.

La trasparenza bancaria non è più concetto astratto, ma uno strumento di difesa per la continuità aziendale e negoziare il credito.
L’articolo completo è al momento in evidenza nella prima pagina del portale Diritto del Risparmio, sezione “approfondimenti”.

Il contributo è consultabile nella sua interezza al seguente link:

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