Diritto tributario

Dilazione delle cartelle Equitalia. Il nuovo regime delle 120 rate.

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L’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Fare (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98) rende operative nuove norme per la semplificazione in materia fiscale.
Come già anticipato in altro articolo, tra le novità più importanti vi è la possibilità di ottenere una estensione del periodo di rateizzazione dei debiti tributari iscritti a ruolo e lo stop ai pignoramenti Equitalia sulla prima casa.

Il decreto Fare interviene sull’art. 19 del DPR 602/1973 lasciando invariato il regime ordinario che permette ai contribuenti che versano in situazione di obiettiva difficoltà di ottenere una dilazione, per il pagamento di somme iscritte a ruolo, fino a 72 rate mensili (6 anni).

E’ introdotta la facoltà di chiedere l’estensione del piano di rientro fino a 120 rate mensili (10 anni) di importo non inferiore a 100 euro ciascuna.
Questo ulteriore beneficio viene riconosciuto a condizione che il contribuente dimostri di versare in uno stato di difficoltà derivante dall’attuale congiuntura economica la quale:

  1. non gli permette di eseguire il pagamento del suo debito tributario già sottoposto a rateazione ordinaria;
  2. il contribuente risulti comunque in grado di rispettare il nuovo piano di rateazione.

La rateazione automatica per debiti fino a 50.000 euro

Grazie alla recentissima direttiva 7 maggio 2013, è prevista la rateazione automatica, fino a 72 rate mensili, dei debiti fino a 50.000 euro. E’ bastevole un’istanza motivata a Equitalia, senza altra documentazione comprovante lo stato di difficoltà, per fruire del beneficio.
Per debiti superiori a 50.00 euro, al contrario, la situazione di difficoltà continua a dover essere documentata.

In regime di rateazione niente iscrizioni ipotecarie

Importanti novità sono state introdotte dal cosiddetto Decreto sulle semplificazioni tributarie in materia di rateazione (decreto legge 2 marzo 2012, n. 16 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44):

  • è possibile chiedere un piano di dilazione a rate variabili e crescenti anziché a rate costanti fin dalla prima richiesta di rateazione;
  • l’agente della riscossione (Equitalia) non può iscrivere ipoteca nei confronti di un contribuente che ha chiesto ed ottenuto di pagare a rate. L’ipoteca è iscrivibile solo se l’istanza è respinta o se il debitore decade dal beneficio della rateazione;
  • il contribuente che ha ottenuto la rateazione non è più considerato inadempiente e può partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi;
  • anche se non sono state pagate le rate degli avvisi bonari dell’Agenzia delle Entrate è possibile chiedere ad Equitalia la rateazione, una volta ricevuta la cartella esattoriale.

Decadenza dal beneficio della rateazione ed effetti della decadenza

La perdita del beneficio della rateazione, sia in regime ordinario che esteso al decennio, è subordinata al mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive (anziché 2 rate consecutive, come previsto nel precedente regime).
La decadenza da detto beneficio comporta:

  1. che l’intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto è immediatamente ed automaticamente riscuotibile in unica soluzione;
  2. possibile iscrizione di ipoteca sugli immobili del contribuente e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del dovuto;
  3. il debito non può essere più rateizzato.

Cosa fare in caso di diniego della rateazione?

Malgrado la direttiva di Equitalia (n. 2070 del 27 marzo 2008), imponesse che il diniego della reateazione potesse essere impugnato solo innanzi al Tar, gli ultimi interventi delle Sezioni unite della Cassazione (7612/2010, 5928/2011) hanno  riconosciuto la giurisdizione delle commissioni tributarie qualora il diniego della rateizzazione della cartella riguardi debiti di natura tributaria.

Ciò vorrebbe dire che, dal punto di vista pratico, laddove la cartella da rateizzare riguardasse debiti anche di natura non tributaria (previdenziali, sanzioni pecuniarie per violazioni del codice della strada, ecc.), il contribuente si troverebbe in condizioni di dover adire i diversi giudici competenti impugnando, presso ognuno di essi, il diniego alla rateizzazione della medesima cartella.

Decreto Fare. Stop pignoramenti prima casa Equitalia, come funziona.

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Con l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Fare (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98) sono state introdotte misure per la semplificazione in materia fiscale.
Senza dubbio, tra le novità più importanti, l’allungamento del periodo di rateizzazione dei debiti tributari fino a 120 rate mensili (ne parlerò nei prossimi giorni) e lo stop ai pignoramenti Equitalia sulla prima casa.

La legge di conversione del decreto Fare, al di là degli annunci stampa, ci permette di fare chiarezza sugli ultimi interventi in materia tributaria.

Stop pignoramenti sulla prima casa, Equitalia può intervenire in altre procedure esecutive!

Al primo comma dell’art. 52, il decreto fare riscrive la prima parte dell’art. 76 del DPR 602/1973 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito):

  • l’agente della riscossione, nelle ipotesi di riscossione a mezzo ruolo, non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso, è adibito ad uso abitativo e lo stesso debitore vi risiede anagraficamente.

In altre parole Equitalia non può ottenere il pignoramento solo ed esclusivamente quando il debitore si trovi nelle seguenti condizioni:

  1. il contribuente debitore sia proprietario di un solo bene immobile;
  2. che detto immobile sia adibito ad uso abitativo;
  3. che l’immobile non abbia le caratteristiche di “abitazione di lusso” cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, e comunque il fabbricato non sia classificato nelle categorie catastali A/8 (abitazioni in ville) ed A/9 (Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici);
  4. il contribuente abbia la residenza anagrafica nell’unico immobile di sua proprietà.

Ma non è tutto.
Un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, individuerà un paniere di “beni essenziali” (vedremo a decreto pubblicato se si tratterà di beni mobili ovvero altre tipologie di beni immobili) che Equitalia non può comunque pignorare.

Il nuovo dettato normativo vigente, tuttavia, introduce una clausola di salvaguardia a favore di Equitalia.
E’ sempre fatta salva, infatti, “la facoltà di intervento ai sensi dell’art. 499 del codice di procedura civile”.

Ciò significa che laddove il contribuente debitore avesse subito il pignoramento della prima casa (anche se è l’unico immobile di proprietà), su iniziativa di soggetti diversi da Equitalia (ad esempio, banche, creditori privati, ecc.), la stessa potrebbe intervenire nella procedura esecutiva concorrendo al riparto sul ricavato della vendita del bene staggito.

Il pignoramento Equitalia degli immobili per debiti superiori a 120.000 euro

Nei casi di contribuenti proprietari di due o più immobili (ad uso abitativo e non), sempre fatta salva la facoltà di intervento di cui sopra, Equitalia può farsi promotrice del pignoramento di beni del contribuente debitore a condizione che il credito da riscuotere superi 120.000 euro.

L’espropriazione può essere avviata se:

  1. è stata iscritta ipoteca sugli immobili del debitore;
  2. siano già trascorsi 6 mesi dall’iscrizione ipotecaria senza che il debito sia stato estinto.