L’esposizione a un’azione di responsabilità fallimentare è il rischio critico per chiunque sia stato amministratore di una società poi fallita.
Quando il curatore fallimentare agisce in giudizio, le pretese risarcitorie possono raggiungere cifre esorbitanti, mettendo a repentaglio l’intero patrimonio personale dell’ex amministratore.
Un recente caso seguito dall’Avvocato Raffaele Greco dimostra che una rigorosa strategia difensiva, fondata sul corretto riparto dell’onere della prova e sull’analisi delle violazioni contestate, possa ribaltare le pretese della curatela: a fronte di una richiesta risarcitoria milionaria, la pretesa è stata notevolmente ridotta dal Tribunale, permettendo di chiudere una transazione con una riduzione del 98% rispetto alla pretesa originaria.
Nel giudizio promosso dalla Curatela Fallimentare (ora recepito dal Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza), veniva contestata all’ex amministratore una serie articolata di condotte di presunta mala gestio della società fallita.
Tra le voci di danno più consistenti figuravano debiti tributari e previdenziali, presunte appropriazioni di cassa, restituzione di finanziamenti ai soci in violazione dell’art. 2467 c.c. e prelievi non giustificati.
Il tutto per un presunto danno superiore a 5 milioni di euro.
L’iniziativa della curatela era accompagnata da una richiesta di sequestro conservativo con cui si chiedeva il congelamento dei beni dell’ex amministratore sino all’intero importo preteso a titolo di danni.
Ma prima di spiegare come abbiamo raggiunto questo importante risultato, andiamo per ordine.
Cos’è l’azione di responsabilità fallimentare? Presupposti e termini di prescrizione.
L’azione di responsabilità esercitata dal curatore fallimentare (oggi regolata dall’art. 255 del Codice della Crisi d’Impresa e dell’Insolvenza) cumula in sé l’azione sociale di responsabilità e quella spettante ai creditori sociali.
Per l’affermazione della responsabilità dell’amministratore, devono concorrere tre presupposti fondamentali:
- condotta illecita: violazione dei doveri imposti dalla legge o dallo statuto societario (ad esempio, omessa conservazione dell’integrità del patrimonio sociale o prosecuzione dell’attività d’impresa in presenza di una causa di scioglimento);
- danno risarcibile: un pregiudizio patrimoniale effettivo, concreto e quantificabile subito dalla società o dai creditori;
- nesso di causalità: il legame diretto di causa-effetto tra la condotta addebitata all’amministratore e il danno finanziario lamentato dalla curatela.
Perché l’azione di responsabilità è un grave rischio per il patrimonio personale?
Con l’azione di responsabilità l’amministratore risponde con tutto il proprio patrimonio personale. Il più delle volte il Curatore chiede risarcimenti parametrati all’intero deficit fallimentare (la differenza tra attivo e passivo). Il che espone l’amministratore in maniera potenzialmente devastante.
Quanto tempo ha la curatela per agire? Qual è il termine di prescrizione?
L’azione si prescrive in 5 anni.
In dettaglio:
- per l’azione sociale di responsabilità, il termine di 5 anni decorre dalla cessazione dell’amministratore dalla carica;
- per l’azione dei creditori sociali, il termine quinquennale decorre dal momento in cui l’insufficienza del patrimonio sociale per il soddisfacimento dei crediti si è manifestata all’esterno (momento che spesso, ma non sempre, coincide con la dichiarazione di fallimento o di apertura della liquidazione giudiziale).
- dal 29 aprile 2026, il D. Lgs. 47/2026 ha introdotto un termine di decadenza biennale (che decorre dalla dichiarazione di apertura della liquidazione giudiziale ai sensi del Codice della Crisi d’Impresa) per l’esercizio delle azioni di responsabilità promosse nelle procedure concorsuali.
La strategia difensiva: contestazione del fumus e rigetto dei debiti erariali.
Tornando al caso, l’approccio dello Studio alla vicenda è consistito nell’analisi tecnica dei singoli addebiti e l’applicazione di principi consolidati in materia di responsabilità contrattuale degli amministratori.
In particolare, si è posta particolare attenzione all’incertezza del danno dovuta anche al fatto che, con specifico riguardo all’esposizione nei confronti dell’erario, i relativi avvisi di accertamenti fossero ancora oggetto di contesa dinanzi alla Corte di Giustizia Tributaria.
La curatela si era limitata solo a contestare l’omesso versamento delle imposte senza specificare le singole condotte di mala gestio.
Il Tribunale Specializzato in Materia di Impresa ha quindi accolto le tesi difensive, rilevando che l’omesso pagamento dei tributi non può essere automaticamente tradotto in un danno risarcibile a carico dell’amministratore in assenza di idonea prova sulla liquidità della società e sulla definitività del debito.
Amministratore di fatto e condotte successive alla cessione delle quote.
Ulteriore snodo fondamentale della difesa condotta dallo Studio ha riguardato la perimetrazione temporale della responsabilità. La curatela pretendeva di estendere la responsabilità dell’ex amministratore anche al periodo successivo a quello in cui egli ha ceduto a terzi le quote ed è stato designato un nuovo organo gestorio, ipotizzando che l’ex amministratore avesse mantenuto un ruolo di amministratore di fatto.
Attraverso la disamina della documentazione, in particolare bancaria, si è dimostrata l’assenza di qualsiasi ingerenza o attività gestoria successiva dell’ex amministratore, portando il Giudice a escludere l’amministrazione di fatto.
Parimenti, le contestazioni relative all’indebita appropriazione della cassa e al rimborso dei finanziamenti postergati sono state ampiamente ridimensionate per carenza di prova sullo stato di crisi qualificata della società.
Dal ridimensionamento del sequestro alla definizione transattiva dell’azione risarcitoria.
L’accoglimento delle eccezioni difensive ha prodotto un drastico ridimensionamento della pretesa cautelare: il Tribunale delle Imprese ha pressoché rigettato le istanze della curatela.
Forte del risultato ottenuto in sede cautelare e dell’impostazione assunta dal Giudice sulle carenze istruttorie della controparte, l’Avvocato Raffaele Greco ha intrapreso un negoziato con la curatela fallimentare, giungendo alla firma di un accordo transattivo tombale con una riduzione del 98% delle somme pretese dalla Curatela.
L’accordo ha chiuso definitivamente ogni contenzioso e liberato l’ex amministratore da qualsiasi pretesa futura assicurandone la salvaguardia del patrimonio.
Azioni di responsabilità del Curatore fallimentare: la tutela dell’Avvocato Raffaele Greco.
Affrontare un’azione di responsabilità promossa dal Curatore richiede un’analisi tecnica tempestiva e approfondita degli atti di causa, della contabilità e dei bilanci societari.
A volte le pretese delle curatele tengono conto del passivo fallimentare senza isolare i danni direttamente imputabili alla condotta degli amministratori.
Se sei stato amministratore di società in liquidazione giudiziale, citato in giudizio o hai ricevuto una lettera di diffida del Curatore, contatta lo Studio per valutare la miglior strategia di difesa e proteggere il tuo patrimonio.
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