Tarsu

Intimazione di pagamento TARSU e ICI/IMU, cos’è e come difendersi.

Nell’approssimarsi del Ferragosto si sono rivolti allo studio diversi contribuenti, allarmati, dell’area del basso Cilento.
In tanti sono alle prese con le intimazioni di pagamento, relative ai tributi TARSU e ICI/IMU, notificate dai concessionari della riscossione per conto dei Comuni locali.
Comprensibile la preoccupazione. Esplicito è l’avvertimento che, nei casi di mancato pagamento delle somme indicate nell’intimazione entro 5 giorni dalla notifica, l’agente della riscossione procederà al recupero coattivo del credito.

In effetti lasciare che il tempo scorra sottovalutando la questione potrebbe sortire brutte sorprese.
È verosimile che il contribuente che oggi è inerte, tra qualche tempo, potrebbe avere a che fare con azioni esecutive (pignoramento di immobili, di stipendi e pensioni o di giacenze sui conti corrente) o col fermo amministrativo di veicoli.

Andando con ordine, mettendo da parte per un attimo le ansie, cerchiamo di capire brevemente cos’è l’intimazione di pagamento e perché l’agente della riscossione ha “ritenuto opportuno” fare precedere l’intimazione al pignoramento oppure al fermo amministrativo. Individueremo sinteticamente gli eventuali vizi che invaliderebbero l’intimazione ed illustreremo in che modo, questo studio legale, può rendere il suo supporto professionale. (altro…)

Cassazione, prescrizione breve quinquennale anche per i tributi locali (T.A.R.S.U. e I.C.I.)

La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 14325 dell’8 giugno 2017, precisa ulteriormente l’orientamento oramai pacifico in tema di prescrizione dei debiti tributari con specifico riferimento, nella fattispecie, ai tributi locali.
Il provvedimento richiamato esamina il caso di un fermo amministrativo annullato perché, le cartelle di pagamento recanti crediti T.A.R.S.U. che lo hanno preceduto, sono state notificate ben oltre cinque anni prima dalla notifica del fermo.
Ebbene i Supremi Giudici, richiamando senza mezzi termini la nota sentenza a Sezioni Unite n. 23397 il 17 novembre 2016, hanno ribadito la distinzione, avente portata generale, tra il termine di prescrizione dei tributi per il caso in cui l’atto impositivo diviene definitivo perché non impugnato dal contribuente entro i termini di legge, e la differente prescrizione (decennale) dei tributi allorché detta definitività risulti acclarata con sentenza definitiva a seguito di contenzioso con l’ente impositore. (altro…)

Tarsu, le stanze d’albergo come quelle di casa.

Ai fini Tarsu le stanze di albergo contano come quelle delle civili abitazioni.
E’ irragionevole, infatti, ritenere che un nucleo familiare in vacanza produca maggiori rifiuti di quelli generati normalmente nelle proprie case.
A pronunciarsi in tal senso la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce.

Il caso

Una società immobiliare ricorre contro un comune per una rettifica Tarsu in relazione ad una struttura alberghiera di sua proprietà. Secondo la ricorrente il municipio ha erroneamente applicato una tariffa più elevata rispetto a quanto avviene, a parità di superficie per le abitazioni.

L’ente locale chiamato in giudizio, infatti, si è discostato dalle previsioni della legge Tarsu che, ai fini della classificazione delle categorie e sottocategorie di locali, pone sullo stesso piano “i locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze” e gli “esercizi alberghieri”.

Le ragioni della Ctp Lecce

Ciò, secondo i giudici salentini, provoca un pregiudizio a danno del contribuente, ossia il titolare dell’hotel.
A parità di occupanti e di metri quadrati utilizzati, non c’è ragione per ritenere che i villeggianti producano maggiori rifiuti (giustificando, così, un prelievo più elevato) di quanto non facciano a casa propria.

Questo discorso non vale per le altre superfici aperte al pubblico alle quali, conclude la Commissione Tributaria leccese, hanno accesso numerose persone e quindi hanno una potenzialità di creare maggiori rifiuti.

La natura stagionale dell’attività

E’ respinta, invece, la doglianza del ricorrente finalizzata ad ottenere un’ulteriore riduzione legata alla natura stagionale dell’attività. Come prescritto dalla legge Tarsu, per ottenere lo sconto di un terzo della tariffa, la discontinuità temporale deve risultare esplicitamente dalla licenza o autorizzazione rilasciata dagli organi competenti.
Nel caso qui riportato, però, la licenza ha validità annuale. Pertanto l’accertamento è stato annullato solo in parte.

Spetterà al comune rideterminare la Tarsu dovuta. 

*Parte di questo articolo è tratto da fonti web.