Sofferenze in Centrale dei Rischi di Banca d’Italia, 4 cose da sapere.

Torniamo a parlare di segnalazioni “a sofferenza” in Centrale dei Rischi di Banca d’Italia.
Quanto segue è la sintesi delle risposte ai principali interrogativi pervenuti dai lettori che hanno pregiato d’attenzione i miei contributi sull’argomento pubblicati in questo sito e sul giornale d’informazione giuridica Cammino Diritto.
Prima di procedere avverto che – ove non bastasse quanto segue e gli altri contributi a mia firma – è possibile scaricare dal portale istituzionale di Banca d’Italia la versione aggiornata delle istruzioni per gli intermediari (Circolare n. 139/1991) e visionare le relative FAQ per apprendere nozioni basilari sul sistema centralizzato delle segnalazioni bancarie.
Veniamo alle risposte ai quesiti.

È vero che la sofferenza non può essere CENSITA per DEBITI DI importO INFERIORE a € 30.000,00?

Non di rado capita di sentir formulare questa domanda.
L’idea che l’appostazione a sofferenza per importi inferiori a € 30.000 sia illegittima è largamente diffusa, probabilmente frutto di letture ed interpretazioni grossolane delle disposizioni vigenti.
Innanzitutto mi si consenta esemplificare la Centrale dei Rischi di Banca d’Italia paragonandola ad un immenso schedario nel quale sono registrati tutti i rapporti bancari intrattenuti da un soggetto con ciascuna banca od intermediario finanziario. Dunque, nel momento in cui il cliente sottoscrive un contratto bancario l’intermediario segnala in Centrale dei Rischi la nascita del nuovo rapporto. In altre parole, chiunque accede al credito, intrattenendo rapporti con una banca od intermediario è di per sé censito in Centrale dei Rischi.

Tuttavia la Circolare di Banca d’Italia n. 139/1991 precisa che gli intermediari sono tenuti a censire il singolo rapporto o l’insieme dei rapporti intrattenuti col cliente per importi complessivamente superiori ad € 30.000,00.
Allora occorre chiarirci: il censimento del rapporto o dei rapporti di valore superiore a detta soglia rappresenta consiste semplicemente nella registrazione dell’esistenza degli stessi e nulla ha a che vedere con una segnalazione di rischio, non potendo assolutamente essere assimilata alla “sofferenza”.

La sofferenza, diversamente, è solo una tra le indicazioni possibili che la Circolare di Bankitalia offre alle banche per fotografare lo stato di salute dei rapporti con i clienti.

Allora come mai accade che la posizione del cliente spesso si riscontra a sofferenza per importi inferiori a € 30.000,00?
La Circolare di Banca d’Italia sul punto è lapidaria: sono oggetto di segnalazione di rischio i crediti in sofferenza di valore superiore ad € 250,00. Il che accade allorché il cliente versa in stato di insolvenza, non necessariamente accertato giudizialmente, oppure in situazioni sostanzialmente equiparabili all’insolvenza.

Lo stato di insolvenza del cliente è il presupposto della sofferenza in Centrale dei Rischi

L’appostazione a sofferenza presuppone lo “stato di insolvenza” del cliente. Lo stato di insolvenza è valutato direttamente dal segnalante. Preso atto dello stato di insolvenza e prima di procedere alla segnalazione, l’intermediario è tenuto ad assolvere un obbligo informativo nei confronti del cliente.
Ma andiamo con ordine:

  1. l’accertamento dello stato d’insolvenza presuppone una verifica dell’intermediario: quest’ultimo deve compiere una valutazione complessiva della situazione finanziaria del cliente. La sofferenza, infatti, non può originare automaticamente dal semplice ritardo nei pagamenti. Per stato d’insolvenza si intende una situazione patrimoniale deficitaria, di grave e non transitoria difficoltà economica: può consistere, per esempio, nel perdurante inadempimento nel versare le rate di mutuo senza effettuare, nel medio periodo alcun pagamento parziale o tentativo di rientro, o concordare dilazioni. In sintesi lo stato d’insolvenza consiste nella prolungata incapacità di pagare ovvero nell’inesistenza di iniziative tese a dimostrare alla banca di essere nelle condizioni di poter, anche con relativo ritardo, pagare;
  2. la prima volta che procede alla segnalazione, l’intermediario deve informare per iscritto il cliente. Tanto potrebbe consentirgli di intraprendere eventuali iniziative tese a prevenire la segnalazione o sollevare contestazioni nei confronti dell’intermediario.

La sofferenza permane in Centrale dei Rischi fintanto che il cliente versa in stato d’insolvenza. Il verificarsi di circostanze tali da far ritenere cessato lo stato d’insolvenza (in teoria la ripresa regolare del pagamento delle rate di mutuo), ovvero l’integrale estinzione debito, fa venire meno i presupposti della segnalazione stessa.

Esiste un termine decorso il quale la Banca NON PUO’ PIù SEGNALARE LA sofferenza?

In linea di principio la sofferenza permane fintanto che esiste il debito del cliente in stato di insolvenza.
La Circolare n. 139/1991 stabilisce che la segnalazione pregiudizievole non è più dovuta dal momento in cui il credito dell’intermediario è integralmente prescritto. Ciò potrebbe accadere ad esempio, per decorso del termine decennale di prescrizione, decorrente generalmente dalla data di risoluzione del rapporto, purché la Banca non compia atti interruttivi della prescrizione, comunque tesi al recupero delle somme.
Altra ragione ostativa al permanere della segnalazione può essere, alle condizioni che vedremo più avanti, la cessione del credito dalla banca ad un terzo non intermediario.

La finanziaria ha invocato la risoluzione del contratto di leasing e, dopo aver appostato il credito vantato a sofferenza, ha venduto il bene oggetto di locazione finanziaria restituitole. Con la vendita, la finanziaria ha recuperato parte delle somme pretese. Perché il valore nominale del credito appostato a sofferenza non viene ridotto del valore ricavato dalla vendita del bene e corrisponde all’importo richiestomi dalla finanziaria al momento della risoluzione?

Preliminarmente è da precisare che i crediti in sofferenza sono segnalati per un ammontare pari alle somme erogate inizialmente dall’intermediario, al netto di eventuali rimborsi ed eventuali passaggi a perdita.
Tale valore comprensivo di capitale, interessi ed eventuali spese di recupero, è calcolato nel momento in cui si verifica il presupposto della segnalazione, ossia si manifesta lo stato d’insolvenza.
Pertanto le somme appostate a sofferenza in Centrale dei Rischi sono intangibili, finché il debito non è integralmente estinto dal cliente, oppure vi sia accordo “a saldo e stralcio” seguito dal pagamento degli importi concordati.
Logica vuole infatti che laddove il cliente estingue il debito, egli è in grado di dimostrare di aver superato lo stato d’insolvenza. Dunque viene meno il presupposto della segnalazione a sofferenza.
È bene ricordare che l’adempimento non comporta la cancellazione delle segnalazioni a sofferenza che l’intermediario ha censito in Centrale dei Rischi in epoca anteriore all’adempimento.

L’intermediario mi ha comunicato di avere ceduto il credito già appostato a sofferenza ad altro intermediario. La cessione del credito rende illegittima la sofferenza?

Anche quest’ultima domanda ricorre sovente.
Ebbene, la cessione di un credito già appostato a sofferenza non preclude il permanere della segnalazione negativa in Centrale dei Rischi. E’ sufficiente che il cessionario sia anch’esso intermediario abilitato al sistema centralizzato delle segnalazioni sul rischio di credito.

Se, diversamente, il cessionario sia soggetto non intermediario, comunque non partecipante al sistema delle segnalazioni di rischio, la segnalazione non è più dovuta. Il che si spiega, evidentemente, col fatto che la cessione a soggetto non intermediario determina la fuoriuscita del credito dal circuito bancario, dunque dal flusso informativo sullo stato di salute del rapporto.
Tuttavia, anche in questo caso, restano intangibili le segnalazioni effettuate dall’intermediario anteriormente alla cessione.

Come precisato all’inizio, questo contributo sintetizza le risposte a talune delle tante domande rivoltemi in tema di segnalazioni a sofferenza in Centrale dei Rischi di Banca d’Italia nelle ultime settimane.
Qualora quanto argomentato dovesse risultare bisognevole di altri chiarimenti o lascia sorgere nuovi interrogativi lasciate pure i vostri commenti compilando il modulo in basso oppure scrivetemi privatamente dalla pagina dedicata ai contatti.

Avvocato. Mi occupo di contenzioso giudiziale con specifico riferimento al Diritto Commerciale, al Diritto Societario, al Diritto Fallimentare, al Diritto Bancario, nonché al Diritto Tributario e degli Arbitrati.

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