Tarsu, le stanze d’albergo come quelle di casa.

Ai fini Tarsu le stanze di albergo contano come quelle delle civili abitazioni.
E’ irragionevole, infatti, ritenere che un nucleo familiare in vacanza produca maggiori rifiuti di quelli generati normalmente nelle proprie case.
A pronunciarsi in tal senso la Commissione Tributaria Provinciale di Lecce.

Il caso

Una società immobiliare ricorre contro un comune per una rettifica Tarsu in relazione ad una struttura alberghiera di sua proprietà. Secondo la ricorrente il municipio ha erroneamente applicato una tariffa più elevata rispetto a quanto avviene, a parità di superficie per le abitazioni.

L’ente locale chiamato in giudizio, infatti, si è discostato dalle previsioni della legge Tarsu che, ai fini della classificazione delle categorie e sottocategorie di locali, pone sullo stesso piano “i locali ed aree ad uso abitativo per nuclei familiari, collettività e convivenze” e gli “esercizi alberghieri”.

Le ragioni della Ctp Lecce

Ciò, secondo i giudici salentini, provoca un pregiudizio a danno del contribuente, ossia il titolare dell’hotel.
A parità di occupanti e di metri quadrati utilizzati, non c’è ragione per ritenere che i villeggianti producano maggiori rifiuti (giustificando, così, un prelievo più elevato) di quanto non facciano a casa propria.

Questo discorso non vale per le altre superfici aperte al pubblico alle quali, conclude la Commissione Tributaria leccese, hanno accesso numerose persone e quindi hanno una potenzialità di creare maggiori rifiuti.

La natura stagionale dell’attività

E’ respinta, invece, la doglianza del ricorrente finalizzata ad ottenere un’ulteriore riduzione legata alla natura stagionale dell’attività. Come prescritto dalla legge Tarsu, per ottenere lo sconto di un terzo della tariffa, la discontinuità temporale deve risultare esplicitamente dalla licenza o autorizzazione rilasciata dagli organi competenti.
Nel caso qui riportato, però, la licenza ha validità annuale. Pertanto l’accertamento è stato annullato solo in parte.

Spetterà al comune rideterminare la Tarsu dovuta. 

*Parte di questo articolo è tratto da fonti web.

Dilazione delle cartelle Equitalia. Il nuovo regime delle 120 rate.

L’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Fare (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98) rende operative nuove norme per la semplificazione in materia fiscale.
Come già anticipato in altro articolo, tra le novità più importanti vi è la possibilità di ottenere una estensione del periodo di rateizzazione dei debiti tributari iscritti a ruolo e lo stop ai pignoramenti Equitalia sulla prima casa.

Il decreto Fare interviene sull’art. 19 del DPR 602/1973 lasciando invariato il regime ordinario che permette ai contribuenti che versano in situazione di obiettiva difficoltà di ottenere una dilazione, per il pagamento di somme iscritte a ruolo, fino a 72 rate mensili (6 anni).

E’ introdotta la facoltà di chiedere l’estensione del piano di rientro fino a 120 rate mensili (10 anni) di importo non inferiore a 100 euro ciascuna.
Questo ulteriore beneficio viene riconosciuto a condizione che il contribuente dimostri di versare in uno stato di difficoltà derivante dall’attuale congiuntura economica la quale:

  1. non gli permette di eseguire il pagamento del suo debito tributario già sottoposto a rateazione ordinaria;
  2. il contribuente risulti comunque in grado di rispettare il nuovo piano di rateazione.

La rateazione automatica per debiti fino a 50.000 euro

Grazie alla recentissima direttiva 7 maggio 2013, è prevista la rateazione automatica, fino a 72 rate mensili, dei debiti fino a 50.000 euro. E’ bastevole un’istanza motivata a Equitalia, senza altra documentazione comprovante lo stato di difficoltà, per fruire del beneficio.
Per debiti superiori a 50.00 euro, al contrario, la situazione di difficoltà continua a dover essere documentata.

In regime di rateazione niente iscrizioni ipotecarie

Importanti novità sono state introdotte dal cosiddetto Decreto sulle semplificazioni tributarie in materia di rateazione (decreto legge 2 marzo 2012, n. 16 convertito, con modificazioni, dalla legge 26 aprile 2012, n. 44):

  • è possibile chiedere un piano di dilazione a rate variabili e crescenti anziché a rate costanti fin dalla prima richiesta di rateazione;
  • l’agente della riscossione (Equitalia) non può iscrivere ipoteca nei confronti di un contribuente che ha chiesto ed ottenuto di pagare a rate. L’ipoteca è iscrivibile solo se l’istanza è respinta o se il debitore decade dal beneficio della rateazione;
  • il contribuente che ha ottenuto la rateazione non è più considerato inadempiente e può partecipare alle gare di affidamento delle concessioni e degli appalti di lavori, forniture e servizi;
  • anche se non sono state pagate le rate degli avvisi bonari dell’Agenzia delle Entrate è possibile chiedere ad Equitalia la rateazione, una volta ricevuta la cartella esattoriale.

Decadenza dal beneficio della rateazione ed effetti della decadenza

La perdita del beneficio della rateazione, sia in regime ordinario che esteso al decennio, è subordinata al mancato pagamento di 8 rate, anche non consecutive (anziché 2 rate consecutive, come previsto nel precedente regime).
La decadenza da detto beneficio comporta:

  1. che l’intero importo iscritto a ruolo ancora dovuto è immediatamente ed automaticamente riscuotibile in unica soluzione;
  2. possibile iscrizione di ipoteca sugli immobili del contribuente e dei coobbligati per un importo pari al doppio dell’importo complessivo del dovuto;
  3. il debito non può essere più rateizzato.

Cosa fare in caso di diniego della rateazione?

Malgrado la direttiva di Equitalia (n. 2070 del 27 marzo 2008), imponesse che il diniego della reateazione potesse essere impugnato solo innanzi al Tar, gli ultimi interventi delle Sezioni unite della Cassazione (7612/2010, 5928/2011) hanno  riconosciuto la giurisdizione delle commissioni tributarie qualora il diniego della rateizzazione della cartella riguardi debiti di natura tributaria.

Ciò vorrebbe dire che, dal punto di vista pratico, laddove la cartella da rateizzare riguardasse debiti anche di natura non tributaria (previdenziali, sanzioni pecuniarie per violazioni del codice della strada, ecc.), il contribuente si troverebbe in condizioni di dover adire i diversi giudici competenti impugnando, presso ognuno di essi, il diniego alla rateizzazione della medesima cartella.

Decreto Fare. Stop pignoramenti prima casa Equitalia, come funziona.

Con l’entrata in vigore della legge di conversione del decreto Fare (decreto legge 21 giugno 2013, n. 69 convertito, con modifiche, in legge 9 agosto 2013, n. 98) sono state introdotte misure per la semplificazione in materia fiscale.
Senza dubbio, tra le novità più importanti, l’allungamento del periodo di rateizzazione dei debiti tributari fino a 120 rate mensili (ne parlerò nei prossimi giorni) e lo stop ai pignoramenti Equitalia sulla prima casa.

La legge di conversione del decreto Fare, al di là degli annunci stampa, ci permette di fare chiarezza sugli ultimi interventi in materia tributaria.

Stop pignoramenti sulla prima casa, Equitalia può intervenire in altre procedure esecutive!

Al primo comma dell’art. 52, il decreto fare riscrive la prima parte dell’art. 76 del DPR 602/1973 (Disposizioni sulla riscossione delle imposte sul reddito):

  • l’agente della riscossione, nelle ipotesi di riscossione a mezzo ruolo, non dà corso all’espropriazione se l’unico immobile di proprietà del debitore, con esclusione delle abitazioni di lusso, è adibito ad uso abitativo e lo stesso debitore vi risiede anagraficamente.

In altre parole Equitalia non può ottenere il pignoramento solo ed esclusivamente quando il debitore si trovi nelle seguenti condizioni:

  1. il contribuente debitore sia proprietario di un solo bene immobile;
  2. che detto immobile sia adibito ad uso abitativo;
  3. che l’immobile non abbia le caratteristiche di “abitazione di lusso” cui al decreto del Ministro per i lavori pubblici 2 agosto 1969, e comunque il fabbricato non sia classificato nelle categorie catastali A/8 (abitazioni in ville) ed A/9 (Castelli, palazzi di eminenti pregi artistici o storici);
  4. il contribuente abbia la residenza anagrafica nell’unico immobile di sua proprietà.

Ma non è tutto.
Un decreto del Ministero dell’economia e delle finanze, adottato d’intesa con l’Agenzia delle Entrate, individuerà un paniere di “beni essenziali” (vedremo a decreto pubblicato se si tratterà di beni mobili ovvero altre tipologie di beni immobili) che Equitalia non può comunque pignorare.

Il nuovo dettato normativo vigente, tuttavia, introduce una clausola di salvaguardia a favore di Equitalia.
E’ sempre fatta salva, infatti, “la facoltà di intervento ai sensi dell’art. 499 del codice di procedura civile”.

Ciò significa che laddove il contribuente debitore avesse subito il pignoramento della prima casa (anche se è l’unico immobile di proprietà), su iniziativa di soggetti diversi da Equitalia (ad esempio, banche, creditori privati, ecc.), la stessa potrebbe intervenire nella procedura esecutiva concorrendo al riparto sul ricavato della vendita del bene staggito.

Il pignoramento Equitalia degli immobili per debiti superiori a 120.000 euro

Nei casi di contribuenti proprietari di due o più immobili (ad uso abitativo e non), sempre fatta salva la facoltà di intervento di cui sopra, Equitalia può farsi promotrice del pignoramento di beni del contribuente debitore a condizione che il credito da riscuotere superi 120.000 euro.

L’espropriazione può essere avviata se:

  1. è stata iscritta ipoteca sugli immobili del debitore;
  2. siano già trascorsi 6 mesi dall’iscrizione ipotecaria senza che il debito sia stato estinto. 

Decreto Lavoro, cosa cambia per le start-up innovative.

Con la conversione in legge del Decreto Lavoro (decreto legge 28 giugno 2013, n. 76) sono state introdotte significative novità riguardo il regime giuridico della cosiddette Start-up innovative. Ciò al fine di agevolare il configurarsi di un panorama giuridico più organico e stimolare la nascita di nuove imprese innovative nel nostro Paese.

Ma andiamo con ordine.

Si definisce start-up innovativa una società di capitali, costituita anche in forma cooperativa, di diritto italiano o Società Europea, le cui azioni o quote non sono quotate in un mercato regolamentato o sistema multilaterale di negoziazione.
In termini più semplici, possono assumere la qualifica di start-up innovativa solo ed esclusivamente le Srl (anche nella forma di Srl semplificata ed a capitale ridotto), le SpA, le SapA  e le società cooperative.

La società per essere definita start-up deve possedere seguenti requisiti:

  1. la società deve essere costituita e operare da non più di 48 mesi;
  2. deve avere la sede principale dei propri affari e interessi in Italia;
  3. il totale del valore della produzione annua, a partire dal secondo anno di attività, non deve superare i 5 milioni di euro;
  4. non deve distribuire o aver distribuito utili;
  5. deve avere quale oggetto sociale esclusivo o prevalente, lo sviluppo, la produzione e la commercializzazione di prodotti o servizi innovativi ad alto valore tecnologico;
  6. non deve essere stata costituita per effetto di una fusione, scissione societaria o a seguito di cessione di azienda o di ramo di azienda.

Il Decreto Lavoro ha abrogato la disposizione per cui la maggioranza del capitale sociale e dei diritti di voto in assemblea ordinaria dovessero essere detenuti da persone fisiche al momento della costituzione e per i successivi 24 mesi.

La start-up, per essere considerata innovativa, secondo le nuove disposizioni integrative introdotte dal Decreto Lavoro, deve soddisfare almeno uno dei seguenti criteri:

  1. sostenere spese in ricerca e sviluppo in misura pari o superiore al 15% del maggiore importo tra il costo e il valore della produzione (prima del decreto lavoro tale percentuale era fissata al 20%);
  2. impiegare personale altamente qualificato per almeno un terzo della propria forza lavoro ovvero in percentuale uguale o superiore a due terzi della forza lavoro complessiva di personale in possesso di laurea magistrale ai sensi dell’art. 4 del d.m. n. 270/2004;
  3. essere titolare o depositaria o licenziataria di almeno una privativa industriale relativa ad una invenzione industriale, biotecnologica, a una topografia di prodotto a semiconduttori o a una varietà vegetale ovvero sia titolare dei diritti relativi ad un programma per elaboratore originario registrato presso il Registro pubblico speciale per i programmi per elaboratore, purché tali privative siano direttamente afferenti all’oggetto sociale e all’attività di impresa.

La società in possesso dei requisiti suddetti può, al momento della sua costituzione, optare per l’iscrizione nella apposita sezione del Registro delle imprese al fine di poter usufruire dei benefici introdotti dalla normativa e nel contempo garantire la massima pubblicità e trasparenza.

Quali sono i benefici giuridici e fiscali per una start-up innovativa?

Per consentire una gestione più flessibile e più funzionale alle esigenze di governance tipiche delle start-up, soprattutto se costituite in forma di S.r.l., sono introdotte le seguenti facoltà:

  • facoltà di estendere alla chiusura del secondo esercizio il periodo di c.d. “rinvio a nuovo” delle perdite e, nei casi di riduzione al di sotto del minimo legale, di consentire il differimento della decisione sulla ricapitalizzazione entro la chiusura dell’esercizio successivo;
  • applicazione anche per le start-up innovative costituite in forma di S.r.l. di istituti ammessi, normalmente, solo per le S.p.A. In particolare: delibera di determinazione dei diritti attribuiti ai soci, attraverso la creazione di categorie di quote anche prive di diritti di voto o con diritti di voto non proporzionali alla partecipazione, o l’emissione di strumenti finanziari partecipativi;
  • offerta al pubblico di quote di partecipazione in start-up innovative costituite in forma di S.R.L., consentendo di facilitarne l’accesso al capitale indipendentemente dalla forma giuridica prescelta;
  • deroga al divieto assoluto di operazioni sulle proprie partecipazioni qualora l’operazione sia effettuata in attuazione di piani di incentivazione che prevedano l’assegnazione di strumenti finanziari a dipendenti, collaboratori, componenti dell’organo amministrativo o prestatori di opere o servizi, anche professionali (stock options e work for equity);
  • facoltà di emettere strumenti finanziari forniti di diritti patrimoniali o anche di diritti amministrativi, escluso il voto nelle decisioni dei soci.

La start-up innovativa dal momento dell’iscrizione nella sezione speciale del Registro delle imprese, è esonerata dal pagamento dell’imposta di bollo e dei diritti di segreteria dovuti per gli adempimenti relativi alle iscrizioni nel registro delle imprese, nonché dal pagamento del diritto annuale.
L’esenzione è subordinata al mantenimento dei requisiti previsti dalla legge per l’acquisizione della qualifica di start-up innovativa e dura comunque non oltre il quarto anno di iscrizione.

E’ previsto un regime fiscale e contributivo di favore per i piani di incentivazione basati sull’assegnazione di azioni, quote o titoli similari ad amministratori, dipendenti, collaboratori e fornitori delle imprese startup innovative e degli incubatori certificati.
Il reddito derivante da questi strumenti finanziari o diritti non concorre alla formazione della base imponibile, sia a fini fiscali che contributivi. Viene agevolata la partecipazione diretta al rischio di impresa, ad esempio attraverso l’assegnazione di stock options al personale dipendente o ai collaboratori di un’impresa startup.

Per gli anni 2013, 2014 e 2015 è consentito alle persone fisiche e giuridiche detrarre o dedurre dal proprio reddito imponibile una parte delle somme investite in imprese start-up innovative, sia direttamente che attraverso fondi specializzati. 

Raccolta diffusa di capitali ed accesso al credito agevolato

Alle start-up innovative viene consentita la raccolta di capitale di rischio attraverso portali online (crowdfunding).
Per quanto riguarda l’accesso al credito, le potranno usufruire gratis e in modo semplificato del Fondo centrale di garanzia per le piccole e medie imprese, anche mediante la previsione di condizioni di favore in termini di copertura e di importo massimo garantito.

Gestione della crisi nell’impresa startup innovativa

Dato l’elevato tasso di mortalità fisiologica delle startup si vuole indurre l’imprenditore a prendere atto il prima possibile del fallimento del programma imprenditoriale.
La scelta è quella di sottrarre le startup alle procedure concorsuali vigenti, prevedendo il loro assoggettamento, in via esclusiva, alla disciplina della gestione della crisi da sovra-indebitamento, applicabile ai soggetti non fallibili che non prevede la perdita di capacità dell’imprenditore ma la mera segregazione del patrimonio destinato alla soddisfazione dei creditori.

Per facilitare l’avvio di start-up innovative si prevede che, una volta decorsi 12 mesi dall’iscrizione nel Registro delle imprese del decreto di apertura della procedura liquidatoria, i dati relativi ai soci non siano più accessibili al pubblico ma esclusivamente all’autorità giudiziaria ed alle autorità di vigilanza.

Finanziamenti agevolati e fondo perduto per le imprese: 10 misure da non perdere!

Visto quanto importante, per il successo del tuo progetto di business, è la figura del consulente per la finanza agevolata? Devi affidarti ad un professionista che sappia raccogliere, innanzitutto, le risorse necessarie per rendere concreta l’idea imprenditoriale.

Ora voglio segnalarti un pacchetto di misure che, in concreto, di cui approfittare nella fase di startup e gestione dell’impresa. Un pacchetto di misure a cui puoi accedere proprio in questo momento, mentre stai leggendo.
Misure, naturalmente, non spendibili dalle sole start-up ma pure alle attività operative da più tempo.

Premetto, a scanso di equivoci, che quelle indicate sono frutto della mia esperienza personale e preferenze.

Nulla toglie di potersi affidare ad altre misure ovvero nuove misure che da qui ai prossimi mesi potrebbero essere attivate.

Finanziamenti a fondo perduto per nuove imprese.

Per creare nuove imprese, le misure Invitalia per ditta individuale e microimpresa sono certamente, a mio giudizio, le più affidabili e spendibili.
Invitalia eroga finanziamenti agevolati da 0 a 25.000 ovvero 150.000 euro per creare imprese in forma di ditta individuale oppure società di persone (solo snc, sas. Sono escluse le spa, srl, sapa e le cooperative!).
Il finanziamento si compone del 50% di risorse a mutuo (al tasso dell’1-2%) e 50% a fondo perduto. Viene inoltre erogato un contributo per il primo anno, come avviamento, che varia a seconda se si tratti di ditta individuale o società di persone, tra 5.000 e 20.000 euro.
Cosa permette di fare Invitalia? Ebbene, con tale finanziamento puoi acquistare macchinari, attrezzature, impianti per svolgere l’attività in locali di proprietà oppure in locazione. Il tipo di attività consentita riguarda la produzione di beni e l’erogazione di servizi. E’ invece escluso il settore commerciale, ovvero acquisto di stock di prodotti per la semplice rivendita.

Finanziamenti a fondo perduto fino a 10.000 euro per le giovani imprese.

I finanziamenti Invitalia permettono di accedere contemporaneamente ad un’altra interessante misura.  Il programma AMVA per la nuova imprenditorialità, infatti, è rivolto ai giovani imprenditori che acquistino complessi aziendali di imprese i cui titolari abbiano compiuto almeno 55 anni di età.
Anche con AMVA, perciò, si acquistano macchinari, attrezzature, impianti ma di altra azienda. Il contributo qui erogato è integralmente a fondo perduto e copre parte del prezzo di acquisto del complesso aziendale.
E’ pari a 5.000 euro per gli acquisti di valore da 10.0000 a 29.999 euro. E’ pari a 10.000 euro per acquisti di importo superiore a 30.000 euro.
Misura questa riservata a ditte individuali e società di persone.

Finanziamenti a fondo perduto per brevetti e marchi commerciali.

Spesso, leggendo le email ricevute su Campania Europa mi è stato chiesto: “Ok, ho un’idea innovativa su un prodotto/ciclo produttivo, ma dove trovo i soldi per brevettarla?”. Risposta, hai mai sentito parlare del programma Brevetti+ di Invitalia?
Con la sottomisura “Incentivi per la valorizzazione economica dei brevetti” del programma Brevetti+, Invitalia agevola le spese per servizi di attivazione di brevetti nei cicli produttivi.
Possono beneficiare dell’aiuto le micro, piccole e medie imprese, anche se costituite negli ultimi 12 mesi, quindi anche le startup.  Il contributo, integralmente a fondo perduto, è pari a 70.000 euro e copre l’80% delle spese di progettazione, prototipazione, test di produzione, certificazione di prodotti e processi, studi ed analisi per il lancio di nuovi prodotti e per lo sviluppo di nuovi mercati, accordi di concessione in licenza di brevetto, accordi di segretezza.

E come tutelare il proprio marchio commerciale?
Il Ministero dello Sviluppo Economico nel maggio 2012, ha attivato un fondo per le PMI permettendogli registrare marchi commerciali comunitari ed internazionali secondo i modelli UAMI (Ufficio per l’Armonizzazione del Mercato Interno) ed OMPI (Organizzazione Mondiale per la Proprietà Intellettuale).  E’ possibile ottenere un’agevolazione a copertura dell’80% delle spese di  sostenute, comunque non superiore a 4.000 euro, per progettazione del marchio, ricerche di anteriorità e assistenza al deposito, assistenza per l’acquisizione di marchio già depositato o registrato a livello nazionale, assistenza per la concessione di licenza di marchio, tasse di registrazione.

Finanziamenti agevolati per l’efficienza energetica e l’occupazione.

La green economy ritengo è, senza dubbio, il segmento produttivo del futuro.
Con il Fondo Kyoto per gli investimenti e l’occupazione, ben 390 milioni finanziano investimenti per le imprese di ogni settore, in forma di ditta individualesocietà e loro consorzi, oppure legate da contratti di rete ai sensi delle recenti disposizioni normative entrate in vigore (legge 9 aprile 2009, n. 33).
Ben 10 milioni di euro sono destinati esclusivamente alle SRL semplificate.
Fondo Kyoto, permette di ottenere finanziamenti a tasso di importo fisso, agevolato, per piani di investimento in prevenzione del rischio idrogeologico e sismico, produzione e sviluppo di biocarburanti di seconda e terza generazione, sviluppo e produzione di prodotti chimici da biomasse e scarti vegetali, installazione di tecnologie nel solare termico, a concentrazione, termodinamico, fotovoltaico, biomasse, biogas e geotermia.

Finanziamenti a fondo perduto per assumere giovani, donne, disoccupati, laureati, contratti di apprendistato.

Sul fronte dipendenti, assunzioni e gestione del personale mi permetto di segnalarti il programma FiXo, in scadenza il 28 febbraio 2013.
FiXo permette di ottenere un contributo, fino a 6.000 euro, se assumi di laureati e dottorati di ricerca mediante contratto di apprendistato di alta formazione e ricerca.

Mentre con AMVA (Apprendistato e Mestieri a Vocazione Artigianale), puoi ottenere un contributo che può raggiungere 5.500 euro, a copertura delle spese salariali per il primo anno, se assumi lavoratori disoccupati e svantaggiati mediante contratto di apprendistato. Ques’tultimo programma di incentivi è stato prorogato a tutto il 2013.

Con il fondo per l’occupazione, dotato per il 2013 di risorse pari a 36milioni di euro, di un contributo a fondo perduto fino a 6.000 euro per ogni nuova assunzione di giovani e donne a tempo  determinato.
Il contributo raggiunge 12.000 euro per ogni trasformazione o stabilizzazione di giovani fino a 29 anni e donne di qualsiasi età che avverrà nel periodo compreso tra il 17 ottobre 2012 ed il 31 marzo 2013.

Incentivi per acquistare veicoli a basse emissioni di Co2

Hai bisogno di rinnovare il parco mezzi?
Il Ministero per lo Sviluppo Economico ha pensato di rispondere alle imprese con un fondo di 120 milioni di euro, attivo fino al 31 dicembre 2015. Con questa misura puoi usufruire di un incentivo, fino a 5.000 euro, per rinnovare il parco mezzi della tua impresa. L’incentivo, infatti, è erogato se rottami veicoli più vecchi di 10 anni immatricolando nuovi veicoli a basse emissioni di CO2 (alimentati a metano, biometano, gas, elettrici, ecc.).

Concludendo

Questa carrellata di misure, come scrivevo all’inizio, rappresenta solo un ristretto pacchetto spendibile immediatamente.
Una raccolta degli aiuti da non perdere per realizzare il tuo progetto imprenditoriale a partire da oggi, usufruendo di mutui a tassi davvero convenienti e, in tanti casi, liquidità integralmente a fondo perduto.
Non ho la presunzione di rendere qui una rappresentazione completa, esauriente e definitiva.
Anzi, se ne hai notizia, ti invito a commentare questo articolo magari segnalando misure, piani, programmi di investimento di cui sei venuto a conoscenza e che vuoi condividere con i lettori!

Se ti occorre assistenza circa una o tutte le misure appena presentate, scrivimi pure una email. Sarò lieto di aiutarti!