I termini di decadenza per la notifica di avvisi di accertamento: Agenzia delle Entrate e Comuni.

Gli avvisi di accertamento devono essere notificati al contribuente nei termini di decadenza previsti dalla legge. Il termine decadenziale è calcolato facendo riferimento alla data di consegna dell’atto impositivo al destinatario (così Corte Costituzionale, 23 gennaio 2004 n. 28).

Termini di decadenza per accertamenti relativi ad imposte sui redditi (IRPEF, IRES) ed IVA

I termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sui redditi e i.v.a. sono stati modificati dalla Legge di Stabilità 2016. Per saperne di più: Legge di Stabilità 2016, più lunga la decadenza per gli avvisi di accertamento IRPEF, IRES e IVA.

I termini decadenziali per la notifica di accertamenti, da parte dell’Agenzia delle Entrate, relativi ad imposte dirette e IVA, l’art. 43 del D.P.R. 600/1973 prevede, nei casi di avvenuta presentazione della dichiarazione, il termine del 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata.

Solo per l’ipotesi di omessa dichiarazione il termine decadenziale è quello del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

In presenza di un reato tributario, con denuncia penale ai sensi dell’art. 331 c.p.p., i predetti termini sono raddoppiati. La decorrenza del termine di decadenza raddoppiato per l’accertamento, in detto caso, corrisponde al periodo d’imposta in cui è stata commessa la violazione.
L’unico presupposto per il raddoppio dei termini decadenziali è rappresentato dalla denuncia penale.

Termine di decadenza per accertamenti IRAP

In virtù dell’espresso richiamo compiuto dall’art. 25 del D. Lgs. 446/1997, trovano applicazione, anche per l’accertamento IRAP, i termini già indicati per l’accertamento di imposte sui redditi ed IVA.

Termini di decadenza per accertamenti dell’Imposta di Registro
  1. Per gli atti da registrare in termine fisso ed in caso d’uso, l’imposta di registro deve essere richiesta nel termine di 5 anni decorrenti dal giorno in cui avrebbe dovuto essere chiesta la registrazione;
  2. nel caso di atti aventi ad oggetto beni immobili ed aziende, laddove l’Ufficio ritiene che il valore venale risulti maggiore di quello dichiarato ovvero superiore al corrispettivo pattuito, il termine decadenziale per l’accertamento della maggiore imposta è di due anni dal pagamento dell’imposta proporzionale;
  3. l’imposta deve essere richiesta entro 3 anni decorrenti, per gli atti presentati per la registrazione o registrati per via telematica: dalla richiesta di registrazione, se si tratta di imposta principale; dalla data in cui è stata presentata la denuncia di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta complementare; dalla data di notifica della sentenza della commissione tributaria, ovvero dalla data in cui la stessa è divenuta definitiva, qualora sia stato proposto ricorso avverso l’avviso di liquidazione o di rettifica; dalla data di registrazione dell’atto, in ipotesi di occultazione di corrispettivo; dalla data di registrazione dell’atto, ovvero dalla data di presentazione della denuncia di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta suppletiva.
Termini di decadenza per accertamento dell’imposta sulle successioni e le donazioni

Per l’imposta sulle successioni, l’art. 27 del D.Lgs. n. 346/1990:

  • la liquidazione dell’imposta deve essere notificata entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione di successione o della dichiarazione sostitutiva o integrativa;
  • la rettifica della dichiarazione infedele o incompleta deve essere notificata entro 2 anni dal pagamento dell’imposta principale;
  • in caso di omissione della dichiarazione, l’avviso deve essere notificato entro 5 anni dalla scadenza del termine previsto per la dichiarazione omessa.

L’art. 60 del D.Lgs. n. 346/1990 stabilisce che, per l’imposta sulle donazioni, vale la normativa operante in tema di imposta di registro.

Termine di decadenza per l’accertamento di tributi locali

La legge Finanziaria 2007, legge n. 296/2006 prevede che, a pena di decadenza, la notifica degli avvisi di accertamento avvenga entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione ovvero il versamento avrebbero dovuto effettuarsi.
Il predetto termine decadenziale si applica ai seguenti tributi: IMU, ICI, TOSAP, TARSU, oblazioni per condono edilizio, tributi di scopo, imposta di soggiorno.

Elusione fiscale ed abuso del diritto: il decreto in Gazzetta Ufficiale.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D. Lgs. n. 128/2015 contenente disposizioni finalizzate a rafforzare la certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente in materia di abuso del diritto ed elusione fiscale.
In particolare allo Statuto del Contribuente è aggiunto l’art. 10 bis, con finalità di unificare in unica nozione l’abuso del diritto e di elusione fiscale, conferendo al medesimo concetto portata generale, ossia ad ogni tipo di operazione in grado di realizzare vantaggi fiscali indebiti attinenti qualsiasi tributo.

Sono considerate operazioni abusive, ovvero elusive:

  • tutte le operazioni realizzate mediante atti e contratti, anche tra loro collegati, che siano unicamente finalizzate a produrre per il contribuente vantaggi fiscali. Indice dell’abuso è considerato l’impiego di strumenti giuridici al di fuori delle normali logiche di mercato.

Allorché l’Agenzia delle Entrate ravvisi l’abusività ovvero l’elusività dell’operazione, provvederà a rideterminare i tributi al netto di quanto già versato o dovuto per l’operazione abusiva.
In altre parole l’Ufficio riqualificherà l’operazione disconoscendo i pretesi vantaggi conseguiti.
Onere del contribuente sarà spiegare le “valide ragioni extrafiscali” che giustifichino la correttezza dell’operazione incriminata. Sono salve tutte le operazioni che il contribuente sarà in grado di giustificare come finalizzate al miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa, ovvero dell’attività professionale svolta.

L’accertamento antielusivo

L’abuso del diritto ovvero la condotta elusiva è accertata con apposito atto, motivato e preceduto, a pena di nullità, da un invito al contraddittorio da notificare al contribuente il quale, nel termine di 60 giorni, potrà formulare osservazioni e fornire chiarimenti.
L’accertamento dovrà essere specificamente motivato.
La motivazione deve recare le ragioni per le quali l’operazione è considerata abusiva, le norme ovvero i principi elusi, il vantaggio fiscale che si ritiene il contribuente abbia conseguito nonché tenere conto degli eventuali chiarimenti che egli abbia fornito in sede di contraddittorio obbligatorio.

Vigenza delle nuove disposizioni

Le nuove disposizioni saranno vigenti a decorrere dal 19 settembre 2015 e potranno essere applicate anche retroattivamente, ad operazioni realizzate precedentemente, purché per le medesime non sia stato già notificato un avviso di accertamento.

Rateazioni Agenzia delle Entrate: non sono dovute le sanzioni dagli eredi del contribuente deceduto.

Qualora nel corso di una rateazione si verifichi il decesso del contribuente, in relazione alle sole rate non ancora scadute, non può chiedersi agli eredi il pagamento delle somme dilazionate e dovute a titolo di sanzioni.
Nello stesso caso gli eredi non devono al fisco le somme pretese a titolo di sanzione per il ritardo nel pagamento delle rate ovvero dovute per il caso di decadenza dal beneficio del piano di rateazione causato dal contribuente deceduto.

E’ questo il principio espresso dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 29 del 7 agosto 2015.
L’Ufficio, nell’evidenziare che l’art. 8 del D.Lgs. n. 427/1997 dispone la intrasmissibilità agli eredi dell’obbligazione di pagamento di sanzioni tributarie, ha sancito l’estensione del medesimo principio anche all’ipotesi di decesso del contribuente in pendenza di un piano di rateazione.

L’Agenzia delle Entrate, facendo proprio l’indirizzo della Corte di Cassazione per cui v’è trasmissibilità delle sole sanzioni civili con esclusione di sanzioni di ogni altra natura (cfr. Cassazione Civile n. 12754/2014), pone a carico degli eredi il pagamento delle somme dilazionate dovute a titolo di imposte, interessi e sanzioni irrogate relative a rate già scadute e non pagate alla morte del contribuente.

Infine, per agevolare gli eredi nella regolarizzazione della debitoria, nel rispetto del principio di parità di trattamento, l’Ufficio ritiene applicabile ai casi di decesso del contribuente nel corso di rateazione, la proroga di tutti i termini prevista dal comma 3 dell’art. 65 del D.P.R. 600/1973.
In altre parole è prorogato a favore degli eredi, per un termine di 6 mesi, il decorso del termine per il pagamento delle rate scadute successivamente al decesso del contribuente. A tal fine è necessario che gli eredi comunichino tempestivamente all’Ufficio il decesso del contribuente. Tanto da permettere la predisposizione di un nuovo piano depurato dagli importi non dovuti dagli eredi a titolo di sanzioni.

Naturalmente, rideterminati gli importi dovuti, gli eredi saranno tenuti a corrispondere eventuali sanzioni che dovessero derivare da ritardo nei pagamenti delle rate ovvero decadenza dalla rateazione dovute per fatto proprio.

Accordo per il credito 2015. Le PMI possono sospendere ed allungare mutui e leasing.

Il 31 marzo 2015 l’ABI e le Associazioni di rappresentanza delle imprese hanno sottoscritto l’Accordo per il credito 2015. Tre le iniziative in favore delle Pmi:

  1. imprese in ripresa, per favorire la sospensione e allungamento dei finanziamenti;
  2. imprese in sviluppo, per il finanziamento dei progetti imprenditoriali di investimento ed il rafforzamento della struttura patrimoniale delle imprese;
  3. imprese e Pa, per lo smobilizzo dei crediti vantati dalle imprese nei confronti della Pubblica amministrazione.

Possono beneficiare delle operazioni previste dall’Accordo tutte le Pmi operanti in Italia, comprese quelle che presentino alcune difficoltà finanziarie a condizione che, al momento di presentazione della domanda, non abbiano posizioni debitorie classificate dalla banca come “sofferenze”, “inadempienze probabili” o esposizioni scadute o sconfinanti da oltre 90 giorni.

L’Accordo per il credito 2015 rimarrà in vigore fino al 31 dicembre 2017.

Le operazioni previste sono scarutinate dalle banche o dagli intermediari finanziari aderenti all’iniziativa.
Le banche si impegnano a fornire una risposta di norma entro 30 giorni lavorativi dalla presentazione della domanda o dall’ottenimento delle informazioni aggiuntive eventualmente richieste dalla banca al cliente.

Imprese in Ripresa

E’ concessa alle PMI la possibilità di sospendere il pagamento della quota capitale dei finanziamenti a medio-lungo termine e di allungare le scadenze del credito.

  • sono ammessi alla sospensione dei pagamenti sia la parte di quota capitale delle rate dei mutui, sia delle operazioni di leasing finanziario in relazione ai quali non sia stata richiesta la sospensione o l’allungamento nell’arco dei 24 mesi precedenti la data di presentazione della domanda di sospensione.
  • sono ammessi all’allungamento in relazione ai quali non sia stato richiesto l’allungamento o la sospensione nell’arco dei 24 mesi precedenti la data di presentazione della domanda di allungamento. Il periodo massimo di allungamento dei mutui è pari al 100% della durata residua del piano di ammortamento. In ogni caso, il periodo di allungamento non sarà superiore a 3 anni per i mutui chirografari e a 4 anni per quelli ipotecari.
  • sono altresì ammesse operazioni di allungamento a 270 giorni delle scadenze del credito a breve termine, nonché di allungamento, per un massimo di 120, giorni delle scadenze del credito agrario di conduzione ex art. 43 del TUB, perfezionato con o senza cambiali.
Investimenti imprenditoriali

E’ istituito il Plafond “Imprese in Sviluppo” con un obiettivo di dotazione pari a 10 miliardi di euro.
Sono finanziabili investimenti in beni materiali e immateriali strumentali all’attività d’impresa, anche se avviati nei 6 mesi precedenti al momento di presentazione della domanda.
Le istanze di finanziamento possono essere proposte sia da imprese singole sia da imprese “in rete”.

Sul finanziamento potranno essere acquisite garanzie da parte del Fondo di Garanzia per le PMI, dell’ISMEA o della SACE, nonché di Confidi o altri organismi ritenuti idonei dalla banca.

Imprese e PA

E’ istituito il Plafond “Imprese e PA” con una dotazione pari a 10 miliardi di euro.

Il plafond “Imprese e PA” potrà essere utilizzato mediante una o più delle seguenti modalità tecniche:

  • sconto pro soluto, anche con garanzia dello Stato;
  • anticipazione del credito, con cessione dello stesso (realizzata anche nella forma dello sconto pro solvendo);
  • anticipazione del credito, senza cessione dello stesso.

Pignoramento di stipendi e pensioni 2015, le nuove regole introdotte dal Decreto Giustizia.

Con l’entrata in vigore del decreto legge 27 giugno 2015 (cd. Decreto Giustizia) sono stati introdotti nuovi limiti alla pignorabilità di pensioni, stipendi ed altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego.
Le disposizioni del decreto legge, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2015, hanno immediata applicazione. Sono perciò applicabili anche alle procedure esecutive pendenti.

E’ stato integrato con due nuovi commi l’art. 545 c.p.c. che disciplina i limiti alla pignorabilità di pensioni e stipendi per i casi di espropriazione di crediti e beni presso terzi.
Si tratta cioè della procedura esecutiva mediante la quale il creditore chiede al terzo, a sua volta debitore del debitore esecutato, l’ammontare di somme eventualmente dal terzo dovute a titolo di pensione o di stipendio, ottenendo dal Giudice dell’Esecuzione un provvedimento di  assegnazione immediata di detti importi per la soddisfazione delle proprie pretese.

Seguono nuovi limiti al pignoramento di stipendi e pensioni introdotti dal decreto legge 27 giugno 2015.

In maniera non tecnica ma utile alla presente esposizione distinguiamo i casi in cui il terzo pignorato sia il soggetto pagatore (ad esempio I.N.P.S., ovvero il datore di lavoro) oppure la Banca presso cui il debitore tiene il conto corrente sul quale lo stipendio o la pensione è accreditato.

Pignoramento di stipendi e pensioni notificato direttamente al soggetto pagatore (I.N.P.S., datore di lavoro)

Ebbene, nel caso di pignoramento in cui il terzo pignorato sia il soggetto pagatore (ad esempio I.N.P.S.), la pensione ovvero le indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, possono essere pignorati per l’importo superiore alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. Ossia solo l’importo superiore ad € 672,78.
L’eccedenza di detto valore, può essere pignorata, in linea di principio, nella misura di un quinto.

Qualora il pignoramento riguardi lo stipendio ed il terzo pignorato sia direttamente il datore di lavoro, è pignorabile la misura di un quinto.

Pignoramento di stipendi e pensioni accreditati su conto corrente bancario o postale

Diverso il discorso per il caso di pignoramento di stipendi e pensioni accreditati su conto corrente bancario o postale intestato al debitore.
In questa ipotesi occorre un’ulteriore distinzione.
L’ammontare dell’importo oltre i quali pensioni e stipendi sono pignorabili è diversa a seconda che l’accredito avvenga anteriormente, contemporaneamente o successivamente alla notifica del pignoramento.

Se l’accredito della pensione o dello stipendio è anteriore alla notifica del pignoramento, è pignorabile l’importo eccedente il triplo mensile dell’assegno sociale, ossia oltre € 1.345,56. L’eccedenza è pignorabile nella misura di un quinto.

Se l’accredito della pensione è successivo alla notifica del pignoramento, trova applicazione quanto precedentemente spiegato per il pignoramento di pensioni. E’ pertanto pignorabile la pensione solo per l’eccedenza del minimo mensile dell’assegno sociale aumentato della metà, € 672,78. Detta eccedenza è pignorabile nella misura di un quinto. Quanto allo stipendio, invece, è pignorabile, in linea generale, nel limite di un quinto.

Come detto le disposizioni del decreto legge n. 83/2015, nella parte relativa alla pignorabilità di pensioni trovano applicazione immediata.
Pertanto sono applicabili nelle procedure esecutive in cui alla data del 27 giugno 2015 non siano decorsi i termini per l’opposizione al provvedimento di assegnazione reso dal Giudice dell’Esecuzione e col quale la procedura esecutiva si considera chiusa.

Se alla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni il termine per l’opposizione non è spirato il debitore può ricorrere al Giudice dell’Esecuzione al fine di ottenere la rideterminazione degli importi assegnati secondo la nuova disciplina.

Pignoramenti Equitalia

Le norme appena introdotte, naturalmente, non possono non riguardare anche i pignoramenti notificati ad istanza di Equitalia.
Pare di comprendere che Equitalia, al pari di ogni altro creditore, dovrà allinearsi alle misure introdotte circa i limiti di pignorabilità.
Non si dimentichino, inoltre, i limiti appositamente introdotti con rfiermento agli accrediti a seconda dell’ammontare degli stessi:

  • per accrediti fino a 2.500 euro, il pignoramento potrà essere di 1/10 di tale importo;
  • per accrediti da 2.5001 euro fino a 5.000 euro, il pignoramento potrà essere di 1/7 di tale importo;
  • per accrediti da 5.001 euro in poi, il pignoramento potrà essere di 1/5 di tale importo.