ICI, il ricorso avverso l’ingiunzione fiscale va proposto alla Commissione Tributaria.

In materia di imposta comunale sugli immobili (ICI), da qualificarsi come tributo e non come entrata patrimoniale pubblica extratributaria, la controversia promossa dal contribuente avverso l’ingiunzione fiscale notificata dal Comune in pendenza è assimilabile alla controversia avente ad oggetto l’impugnazione del ruolo. Ne consegue che la decisione sull’impugnazione dell’ingiunzione fiscale spetta al giudice tributario.
A stabilirlo è la Corte di Cassazione, sez. Unite Civili – sentenza n. 29/16.

La controversia in materia di ICI è attribuita al giudice tributario.
Le Sezioni Unite hanno affermato che, in materia di opposizione all’ingiunzione per la riscossione di entrate patrimoniali dello Stato, il R.D. n. 639 del 1910 che disciplina l’ingiunzione, non deroga alle norme regolatrici della giurisdizione. (altro…)

Recupero crediti – come pignorare beni in fondo patrimoniale, trust e donazioni: l’art. 2929 bis c.c.

Con il decreto legge 27 giugno 2015 n. 83, convertito in Legge 6 agosto 2015, n. 132 è stato introdotto nel codice civile l’articolo 2929 bis sotto la rubrica “Espropriazione di beni oggetto di vincoli di indisponibilità e di alienazione a titolo gratuito”. Il testo della nuova disposizione è il seguente:

“I.Il creditore che sia pregiudicato da un atto del debitore, di costituzione di vincolo di indisponibilità o di alienazione, che ha per oggetto beni immobili o mobili iscritti in pubblici registri, compiuto a titolo gratuito successivamente al sorgere del credito, può procedere, munito di titolo esecutivo, a esecuzione forzata, ancorché non abbia preventivamente ottenuto sentenza dichiarativa di inefficacia, se trascrive il pignoramento nel termine di un anno dalla data in cui l’atto e’ stato trascritto. La disposizione di cui al presente comma si applica anche al creditore anteriore che, entro un anno dalla trascrizione dell’atto pregiudizievole, interviene nell’esecuzione da altri promossa.
II. Quando il pregiudizio deriva da un atto di alienazione, il creditore promuove l’azione esecutiva nelle forme dell’espropriazione contro il terzo proprietario.
III. Il debitore, il terzo assoggettato a espropriazione e ogni altro interessato alla conservazione del vincolo possono proporre le opposizioni all’esecuzione di cui al titolo V del libro III del codice di procedura civile quando contestano la sussistenza dei presupposti di cui al primo comma, nonché la conoscenza da parte del debitore del pregiudizio che l’atto arrecava alle ragioni del creditore”.

Insomma, prima dell’entrata in vigore di questa disposizione il creditore, a fronte di atti a titolo gratuito e la costituzione di vincoli di indisponibilità (tra gli altri il fondo patrimoniale ed il trust) compiuti dal debitore, per aprirsi la strada verso la soddisfazione del proprio diritto, era solo legittimato ad agire, gravandosi di attivare un lungo e costoso contenzioso dinanzi al Tribunale per ottenere la dichiarazione di inefficacia di detti atti oppure la dichiarazione di simulazione.
Con l’entrata in vigore dell’articolo 2929 bis c.c. il creditore che si ritiene pregiudicato da un atto a titolo gratuito avente per oggetto beni immobili o beni mobili iscritti in pubblici registri (veicoli, natanti, ecc.), può far sottoporre a pignoramento detti beni senza necessità di una sentenza che dichiari l’atto inefficace nei suoi confronti oppure simulato. Creditore che, si badi bene, essere anche il concessionario incaricato della riscossione di crediti tributari (tra questi Equitalia ovvero concessionari per la riscossione di tributi presso gli enti locali). (altro…)

I termini di decadenza per la notifica di avvisi di accertamento: Agenzia delle Entrate e Comuni.

Gli avvisi di accertamento devono essere notificati al contribuente nei termini di decadenza previsti dalla legge. Il termine decadenziale è calcolato facendo riferimento alla data di consegna dell’atto impositivo al destinatario (così Corte Costituzionale, 23 gennaio 2004 n. 28).

Termini di decadenza per accertamenti relativi ad imposte sui redditi (IRPEF, IRES) ed IVA

I termini di decadenza per l’accertamento delle imposte sui redditi e i.v.a. sono stati modificati dalla Legge di Stabilità 2016. Per saperne di più: Legge di Stabilità 2016, più lunga la decadenza per gli avvisi di accertamento IRPEF, IRES e IVA.

I termini decadenziali per la notifica di accertamenti, da parte dell’Agenzia delle Entrate, relativi ad imposte dirette e IVA, l’art. 43 del D.P.R. 600/1973 prevede, nei casi di avvenuta presentazione della dichiarazione, il termine del 31 dicembre del quarto anno successivo a quello in cui la dichiarazione è stata presentata.

Solo per l’ipotesi di omessa dichiarazione il termine decadenziale è quello del 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione avrebbe dovuto essere presentata.

In presenza di un reato tributario, con denuncia penale ai sensi dell’art. 331 c.p.p., i predetti termini sono raddoppiati. La decorrenza del termine di decadenza raddoppiato per l’accertamento, in detto caso, corrisponde al periodo d’imposta in cui è stata commessa la violazione.
L’unico presupposto per il raddoppio dei termini decadenziali è rappresentato dalla denuncia penale.

Termine di decadenza per accertamenti IRAP

In virtù dell’espresso richiamo compiuto dall’art. 25 del D. Lgs. 446/1997, trovano applicazione, anche per l’accertamento IRAP, i termini già indicati per l’accertamento di imposte sui redditi ed IVA.

Termini di decadenza per accertamenti dell’Imposta di Registro
  1. Per gli atti da registrare in termine fisso ed in caso d’uso, l’imposta di registro deve essere richiesta nel termine di 5 anni decorrenti dal giorno in cui avrebbe dovuto essere chiesta la registrazione;
  2. nel caso di atti aventi ad oggetto beni immobili ed aziende, laddove l’Ufficio ritiene che il valore venale risulti maggiore di quello dichiarato ovvero superiore al corrispettivo pattuito, il termine decadenziale per l’accertamento della maggiore imposta è di due anni dal pagamento dell’imposta proporzionale;
  3. l’imposta deve essere richiesta entro 3 anni decorrenti, per gli atti presentati per la registrazione o registrati per via telematica: dalla richiesta di registrazione, se si tratta di imposta principale; dalla data in cui è stata presentata la denuncia di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta complementare; dalla data di notifica della sentenza della commissione tributaria, ovvero dalla data in cui la stessa è divenuta definitiva, qualora sia stato proposto ricorso avverso l’avviso di liquidazione o di rettifica; dalla data di registrazione dell’atto, in ipotesi di occultazione di corrispettivo; dalla data di registrazione dell’atto, ovvero dalla data di presentazione della denuncia di cui all’art. 19 del D.P.R. n. 131/1986 (eventi successivi alla registrazione), se si tratta di imposta suppletiva.
Termini di decadenza per accertamento dell’imposta sulle successioni e le donazioni

Per l’imposta sulle successioni, l’art. 27 del D.Lgs. n. 346/1990:

  • la liquidazione dell’imposta deve essere notificata entro 3 anni dalla presentazione della dichiarazione di successione o della dichiarazione sostitutiva o integrativa;
  • la rettifica della dichiarazione infedele o incompleta deve essere notificata entro 2 anni dal pagamento dell’imposta principale;
  • in caso di omissione della dichiarazione, l’avviso deve essere notificato entro 5 anni dalla scadenza del termine previsto per la dichiarazione omessa.

L’art. 60 del D.Lgs. n. 346/1990 stabilisce che, per l’imposta sulle donazioni, vale la normativa operante in tema di imposta di registro.

Termine di decadenza per l’accertamento di tributi locali

La legge Finanziaria 2007, legge n. 296/2006 prevede che, a pena di decadenza, la notifica degli avvisi di accertamento avvenga entro il 31 dicembre del quinto anno successivo a quello in cui la dichiarazione ovvero il versamento avrebbero dovuto effettuarsi.
Il predetto termine decadenziale si applica ai seguenti tributi: IMU, ICI, TOSAP, TARSU, oblazioni per condono edilizio, tributi di scopo, imposta di soggiorno.

Elusione fiscale ed abuso del diritto: il decreto in Gazzetta Ufficiale.

Pubblicato in Gazzetta Ufficiale il D. Lgs. n. 128/2015 contenente disposizioni finalizzate a rafforzare la certezza del diritto nei rapporti tra fisco e contribuente in materia di abuso del diritto ed elusione fiscale.
In particolare allo Statuto del Contribuente è aggiunto l’art. 10 bis, con finalità di unificare in unica nozione l’abuso del diritto e di elusione fiscale, conferendo al medesimo concetto portata generale, ossia ad ogni tipo di operazione in grado di realizzare vantaggi fiscali indebiti attinenti qualsiasi tributo.

Sono considerate operazioni abusive, ovvero elusive:

  • tutte le operazioni realizzate mediante atti e contratti, anche tra loro collegati, che siano unicamente finalizzate a produrre per il contribuente vantaggi fiscali. Indice dell’abuso è considerato l’impiego di strumenti giuridici al di fuori delle normali logiche di mercato.

Allorché l’Agenzia delle Entrate ravvisi l’abusività ovvero l’elusività dell’operazione, provvederà a rideterminare i tributi al netto di quanto già versato o dovuto per l’operazione abusiva.
In altre parole l’Ufficio riqualificherà l’operazione disconoscendo i pretesi vantaggi conseguiti.
Onere del contribuente sarà spiegare le “valide ragioni extrafiscali” che giustifichino la correttezza dell’operazione incriminata. Sono salve tutte le operazioni che il contribuente sarà in grado di giustificare come finalizzate al miglioramento strutturale o funzionale dell’impresa, ovvero dell’attività professionale svolta.

L’accertamento antielusivo

L’abuso del diritto ovvero la condotta elusiva è accertata con apposito atto, motivato e preceduto, a pena di nullità, da un invito al contraddittorio da notificare al contribuente il quale, nel termine di 60 giorni, potrà formulare osservazioni e fornire chiarimenti.
L’accertamento dovrà essere specificamente motivato.
La motivazione deve recare le ragioni per le quali l’operazione è considerata abusiva, le norme ovvero i principi elusi, il vantaggio fiscale che si ritiene il contribuente abbia conseguito nonché tenere conto degli eventuali chiarimenti che egli abbia fornito in sede di contraddittorio obbligatorio.

Vigenza delle nuove disposizioni

Le nuove disposizioni saranno vigenti a decorrere dal 19 settembre 2015 e potranno essere applicate anche retroattivamente, ad operazioni realizzate precedentemente, purché per le medesime non sia stato già notificato un avviso di accertamento.

Rateazioni Agenzia delle Entrate: non sono dovute le sanzioni dagli eredi del contribuente deceduto.

Qualora nel corso di una rateazione si verifichi il decesso del contribuente, in relazione alle sole rate non ancora scadute, non può chiedersi agli eredi il pagamento delle somme dilazionate e dovute a titolo di sanzioni.
Nello stesso caso gli eredi non devono al fisco le somme pretese a titolo di sanzione per il ritardo nel pagamento delle rate ovvero dovute per il caso di decadenza dal beneficio del piano di rateazione causato dal contribuente deceduto.

E’ questo il principio espresso dall’Agenzia delle Entrate con la circolare n. 29 del 7 agosto 2015.
L’Ufficio, nell’evidenziare che l’art. 8 del D.Lgs. n. 427/1997 dispone la intrasmissibilità agli eredi dell’obbligazione di pagamento di sanzioni tributarie, ha sancito l’estensione del medesimo principio anche all’ipotesi di decesso del contribuente in pendenza di un piano di rateazione.

L’Agenzia delle Entrate, facendo proprio l’indirizzo della Corte di Cassazione per cui v’è trasmissibilità delle sole sanzioni civili con esclusione di sanzioni di ogni altra natura (cfr. Cassazione Civile n. 12754/2014), pone a carico degli eredi il pagamento delle somme dilazionate dovute a titolo di imposte, interessi e sanzioni irrogate relative a rate già scadute e non pagate alla morte del contribuente.

Infine, per agevolare gli eredi nella regolarizzazione della debitoria, nel rispetto del principio di parità di trattamento, l’Ufficio ritiene applicabile ai casi di decesso del contribuente nel corso di rateazione, la proroga di tutti i termini prevista dal comma 3 dell’art. 65 del D.P.R. 600/1973.
In altre parole è prorogato a favore degli eredi, per un termine di 6 mesi, il decorso del termine per il pagamento delle rate scadute successivamente al decesso del contribuente. A tal fine è necessario che gli eredi comunichino tempestivamente all’Ufficio il decesso del contribuente. Tanto da permettere la predisposizione di un nuovo piano depurato dagli importi non dovuti dagli eredi a titolo di sanzioni.

Naturalmente, rideterminati gli importi dovuti, gli eredi saranno tenuti a corrispondere eventuali sanzioni che dovessero derivare da ritardo nei pagamenti delle rate ovvero decadenza dalla rateazione dovute per fatto proprio.