Contenzioso tributario

Cassazione, Sezioni Unite, n. 23397/2016 sulla prescrizione breve delle cartelle esattoriali.

La Corte Suprema di Cassazione, con sentenza resa a Sezioni Unite n. 23397 del 17 novembre 2016 snoda le incertezze sulla prescrizione delle cartelle esattoriali e degli atti della riscossione in genere.

Il principio di diritto formulato risponde quesito se la mancata impugnazione della cartella di pagamento (nel caso affrontato dalla Corte recante crediti per omessi versamenti di contributi I.N.P.S.), oltre a determinare l’irretrattabilità della pretesa dell’ente impositore, determina anche l’effetto di “convertire” il termine breve di prescrizione quinquennale, previsto normativamente per i contributi previdenziali, in quello ordinario decennale. (altro…)

Tributi locali: mediazione tributaria obbligatoria per ricorsi di valore inferiore a € 20.000

La riforma del processo tributario (Decreto Legislativo 24 settembre 2015, n. 156) introduce l’obbligo del procedimento di mediazione/reclamo per tute le controversie riguardanti l’accertamento, il rimborso nonché la riscossione di tributi di spettanza degli enti locali (tra gli altri, Comuni).
Il procedimento di mediazione/reclamo riguarda i ricorsi notificati a decorrere dal 1 gennaio 2016 riguardanti controversie di valore inferiore a € 20.000 [1].

Che cos’è il procedimento di reclamo/mediazione?

L’istituto del reclamo/mediazione consente all’ente locale l’esame preventivo del ricorso al fine di valutarne la fondatezza e verificare la legittimità della pretesa tributaria.
In questo modo il contribuente può evitare, anche per mezzo del raggiungimento di un accordo con il Comune, che la controversia instaurata con la notifica del ricorso, prosegua dinanzi al giudice tributario.

Presupposti di attivazione del procedimento di reclamo/mediazione

Come già anticipato il procedimento di reclamo/mediazione riguarda l’impugnazione degli accertamenti di tributi spettanti agli enti locali, nonché le controversie riguardanti i rimborsi di tali tributi.
Inoltre il reclamo/mediazione è obbligatorio per l’impugnazione di atti della riscossione notificati da Equitalia (cartelle di pagamento) ovvero per l’impugnazione di atti della riscossione ad istanza dei concessionari della riscossione privati per conto dei Comuni (ingiunzione fiscale).
E’ necessario che il valore della pretesa fiscale non superi l’importo di € 20.000. (altro…)

Come impugnare la cartella Equitalia non notificata al contribuente.

Il contribuente può impugnare la cartella di pagamento della quale sia venuto a conoscenza solo attraverso un estratto di ruolo rilasciato su sua richiesta da Equitalia.
Il principio generale del processo tributario per cui i vizi di un atto non notificato possono farsi valere mediante impugnazione del primo atto successivo notificato, non ha portata assoluta.
L’invalidità dell’atto anteriore non notificato, nella specie ruolo e cartella di pagamento, può essere fatta valere anche prima ossia nel caso in cui il contribuente abbia conoscenza di una cartella di pagamento mediante estratto di ruolo da egli richiesto.
Così statuisce la Corte di Cassazione, con sentenza n.19704/2015 resa a Sezioni Unite il 2 ottobre 2015.

Nell’esprimere il principio di diritto appena sintetizzato, la Suprema Corte ha, in premessa, ritenuto doveroso chiarire la differenza non solo lessicale bensì tecnica tra “ruolo” esattorale ed “estratto di ruolo“. (altro…)

ICI, il ricorso avverso l’ingiunzione fiscale va proposto alla Commissione Tributaria.

In materia di imposta comunale sugli immobili (ICI), da qualificarsi come tributo e non come entrata patrimoniale pubblica extratributaria, la controversia promossa dal contribuente avverso l’ingiunzione fiscale notificata dal Comune in pendenza è assimilabile alla controversia avente ad oggetto l’impugnazione del ruolo. Ne consegue che la decisione sull’impugnazione dell’ingiunzione fiscale spetta al giudice tributario.
A stabilirlo è la Corte di Cassazione, sez. Unite Civili – sentenza n. 29/16.

La controversia in materia di ICI è attribuita al giudice tributario.
Le Sezioni Unite hanno affermato che, in materia di opposizione all’ingiunzione per la riscossione di entrate patrimoniali dello Stato, il R.D. n. 639 del 1910 che disciplina l’ingiunzione, non deroga alle norme regolatrici della giurisdizione. (altro…)

Pignoramento di stipendi e pensioni 2015, le nuove regole introdotte dal Decreto Giustizia.

Con l’entrata in vigore del decreto legge 27 giugno 2015 (cd. Decreto Giustizia) sono stati introdotti nuovi limiti alla pignorabilità di pensioni, stipendi ed altre indennità relative al rapporto di lavoro o di impiego.
Le disposizioni del decreto legge, pubblicate in Gazzetta Ufficiale il 27 giugno 2015, hanno immediata applicazione. Sono perciò applicabili anche alle procedure esecutive pendenti.

E’ stato integrato con due nuovi commi l’art. 545 c.p.c. che disciplina i limiti alla pignorabilità di pensioni e stipendi per i casi di espropriazione di crediti e beni presso terzi.
Si tratta cioè della procedura esecutiva mediante la quale il creditore chiede al terzo, a sua volta debitore del debitore esecutato, l’ammontare di somme eventualmente dal terzo dovute a titolo di pensione o di stipendio, ottenendo dal Giudice dell’Esecuzione un provvedimento di  assegnazione immediata di detti importi per la soddisfazione delle proprie pretese.

Seguono nuovi limiti al pignoramento di stipendi e pensioni introdotti dal decreto legge 27 giugno 2015.

In maniera non tecnica ma utile alla presente esposizione distinguiamo i casi in cui il terzo pignorato sia il soggetto pagatore (ad esempio I.N.P.S., ovvero il datore di lavoro) oppure la Banca presso cui il debitore tiene il conto corrente sul quale lo stipendio o la pensione è accreditato.

Pignoramento di stipendi e pensioni notificato direttamente al soggetto pagatore (I.N.P.S., datore di lavoro)

Ebbene, nel caso di pignoramento in cui il terzo pignorato sia il soggetto pagatore (ad esempio I.N.P.S.), la pensione ovvero le indennità che tengono luogo di pensione o di altri assegni di quiescenza, possono essere pignorati per l’importo superiore alla misura massima mensile dell’assegno sociale, aumentato della metà. Ossia solo l’importo superiore ad € 672,78.
L’eccedenza di detto valore, può essere pignorata, in linea di principio, nella misura di un quinto.

Qualora il pignoramento riguardi lo stipendio ed il terzo pignorato sia direttamente il datore di lavoro, è pignorabile la misura di un quinto.

Pignoramento di stipendi e pensioni accreditati su conto corrente bancario o postale

Diverso il discorso per il caso di pignoramento di stipendi e pensioni accreditati su conto corrente bancario o postale intestato al debitore.
In questa ipotesi occorre un’ulteriore distinzione.
L’ammontare dell’importo oltre i quali pensioni e stipendi sono pignorabili è diversa a seconda che l’accredito avvenga anteriormente, contemporaneamente o successivamente alla notifica del pignoramento.

Se l’accredito della pensione o dello stipendio è anteriore alla notifica del pignoramento, è pignorabile l’importo eccedente il triplo mensile dell’assegno sociale, ossia oltre € 1.345,56. L’eccedenza è pignorabile nella misura di un quinto.

Se l’accredito della pensione è successivo alla notifica del pignoramento, trova applicazione quanto precedentemente spiegato per il pignoramento di pensioni. E’ pertanto pignorabile la pensione solo per l’eccedenza del minimo mensile dell’assegno sociale aumentato della metà, € 672,78. Detta eccedenza è pignorabile nella misura di un quinto. Quanto allo stipendio, invece, è pignorabile, in linea generale, nel limite di un quinto.

Come detto le disposizioni del decreto legge n. 83/2015, nella parte relativa alla pignorabilità di pensioni trovano applicazione immediata.
Pertanto sono applicabili nelle procedure esecutive in cui alla data del 27 giugno 2015 non siano decorsi i termini per l’opposizione al provvedimento di assegnazione reso dal Giudice dell’Esecuzione e col quale la procedura esecutiva si considera chiusa.

Se alla data di entrata in vigore delle nuove disposizioni il termine per l’opposizione non è spirato il debitore può ricorrere al Giudice dell’Esecuzione al fine di ottenere la rideterminazione degli importi assegnati secondo la nuova disciplina.

Pignoramenti Equitalia

Le norme appena introdotte, naturalmente, non possono non riguardare anche i pignoramenti notificati ad istanza di Equitalia.
Pare di comprendere che Equitalia, al pari di ogni altro creditore, dovrà allinearsi alle misure introdotte circa i limiti di pignorabilità.
Non si dimentichino, inoltre, i limiti appositamente introdotti con rfiermento agli accrediti a seconda dell’ammontare degli stessi:

  • per accrediti fino a 2.500 euro, il pignoramento potrà essere di 1/10 di tale importo;
  • per accrediti da 2.5001 euro fino a 5.000 euro, il pignoramento potrà essere di 1/7 di tale importo;
  • per accrediti da 5.001 euro in poi, il pignoramento potrà essere di 1/5 di tale importo.